No partecipazione al referendum per figli degli immigrati, "italiani senza diritto di voto" - Shqiptari i Italisë

Itali
Anche questa volta non potranno decidere il destino del loro Paese. “Cittadini di serie B, il Senato riprenda in mano la riforma”.
Lettera a Renzi: “Poni fine a questa ingiustizia”

Roma, 4 dicembre 2016 –  Quando stanotte si conteranno i sì e i no del referendum costituzionale e gli esperti si lanceranno in sottili analisi sul popolo degli astenuti, chissà se qualcuno ricorderà quanti avrebbero voluto, ma non hanno potuto votare. 

Un paio di settimane fa, a Milano, i giovani musulmani d’Italia hanno organizzato un dibattito sul referendum, con una deputata del Pd e un consigliere regionale del M5S a spiegare le ragioni dei due fronti. Intanto, tra Firenze e Prato,  l’Unione dei Giovani Italo Cinesi promuoveva un confronto dello stesso tipo, sul palco c’erano un assessore regionale toscano e il sindaco di Sesto Fiorentino, in platea la nutrita comunità cinese della zona.   

Segnali di interesse e occasioni di informazione importanti, ma che potranno accompagnare alle urne solo  quegli italiani di origine straniera che hanno conquistato il diritto di voto insieme alla cittadinanza tricolore. Sono un milione e passa e potranno scegliere se cambiare o no la Costituzione. Non potranno invece farlo centinaia di migliaia di figli di immigrati cresciuti e spesso anche nati qui, ma che per la legge sono immigrati qualunque, stranieri.

“Siamo cittadini di serie B, tagliati fuori dalla possibilità di esprimerci sulla nostra Costituzione, costretti a lasciare che altri decidano anche per noi, al contrario di quello che accade per le seconde generazioni in altri Paesi europei” dice a Stranieriinitalia.it Mohamed Tailmoun della Rete G2 Seconde Generazioni. “Stavolta speravamo di farcela, dopo il sì della Camera alla riforma della cittadinanza non potevamo immaginare che il Senato lasciasse passare un anno senza farle fare passi avanti”.

L’ennesimo tradimento delle speranze di giovani e ormai anche meno giovani che non hanno perso la voglia di partecipare. "In questi mesi – racconta Tailmoun – la pagina facebook di Rete G2 si è riempita di discussioni sul referendum e sugli effetti che la riforma costituzionale potrebbe avere sul nostro Paese, sulle nostre vite. In generale, sono anni che vediamo aumentare la presenza e la voglia di partecipare dei figli degli immigrati”. 

È una partecipazione appassionata, ma monca, priva dello strumento principale che la democrazia riconosce ai cittadini. Cosa si aspetta la Rete G2 dopo il 4 dicembre? “Che in Commissione Affari Costituzionali del Senato mantengano le promesse e riprendano in mano la riforma della cittadinanza. Immediatamente e indipendentemente dall’esito del referendum. È un impegno preso direttamente dalla presidente Finocchiaro”.

Mohamed Rmaily è stato portato a Treviso dal Marocco quando aveva solo tre anni. Oggi di anni ne ha 26, non ha ancora il passaporto italiano e si batte insieme al gruppo #Italianisenzacittadinanza per cambiare una legge ingiusta. Dopo le “cartoline cittadine” inviate ai Parlamentari e il flash mob organizzato con gli altri attivisti per far ripartire la riforma, oggi ha scritto direttamente a Matteo Renzi, firmandosi per l’occasione “un italiano senza diritto di voto”. Qui trovate la lettera integrale.

Si presenta così: “Sono un ragazzo appeso a un filo. A quel filo chiamato identità. Mi ritengo italiano, parlo come prima lingua l’italiano, viaggio molto e all’estero mi definiscono “il ragazzo italiano”. Ma in Italia giro con un permesso di soggiorno, nel senso che dopo 23 anni, un’intera vita vissuta in questa terra, una laurea quasi presa, devo ancora chiedere il permesso per restare nella mia nazione”.

“Ti pare corretto – chiede Rmaily a Renzi - che un discendente di italiani all’estero che magari non parla nemmeno più l’italiano, che ha mantenuto il passaporto italiano solo per convenienza, ha acquisito la cittadinanza per un lontano bisnonno e non ha più nessun rapporto/legame con l’Italia potrà votare al Referendum e io invece che in Italia ci studio, lavoro, contribuisco alla crescita e sono parte attiva della mia comunità no? Non ti sembra un controsenso?”

A quel Matteo che ha invocato il coraggio del cambiamento per rottamazioni varie e campagna referendaria, l’italiano senza diritto di voto lancia una sfida: “Mi auguro che anche tu abbia coraggio e ponga fine a questa ingiustizia”. L’occasione? Da lunedì in poi. Comunque vada il referendum che li ha lasciati fuori. 

Elvio Pasca