Per un nuovo approccio al turismo culturale in Albania - Shqiptari i Italisë

Shoqata
L’ambasciatore Mario Bova, presidente di “Occhio Blu – Anna Cenerini Bova”: “Serve un nuovo stadio della promozione della cultura albanese in Italia”

Alla vigilia dell’evento “Itinerari culturali e archeologici nell’Albania”, organizzato dall’associazione “Occhio Blu - Anna Cenerini Bova”, per il lancio della guida “Conoscere l’Albania” (che si terrà Mercoledì, 23 ottobre 2013, ore 17,30, alla libreria Arion del Palazzo delle Esposizioni, a Roma), abbiamo incontrato l’ambasciatore Mario Bova, oggi presidente dell’associazione.

“Serve un nuovo approccio al turismo, in particolare a quello culturale” ci dice lui, appena tornato dall’Albania dove ha incontrato esponenti del nuovo governo Rama tra i quali ha trovato un “ottimo clima di energie nuove”.

“È arrivato il momento di vedere la cultura come un volano per l’economia albanese.  – afferma – Prima di tutto, la cultura è importante in sé, e in questo senso sono indispensabili politiche e azioni per la conservazione e la valorizzazione di essa. Dall’altra parte la cultura può dare una forte spinta alla crescita, perché porta turismo che a sua volta porta investimenti nuovi al Paese”.

L’ambasciatore vede come possibile e necessario che l’Albania entri a far parte nel “bacino dei paesi di forte turismo del mercato mondiale”.

Come? “Ovviamente, non in modo frettoloso. Servono politiche lungimiranti e azioni mirate che abbiano tutte un obbiettivo comune: quello di far conoscere il Paese, che è ricco di eccellenze. Fino agli anni ’90, nemmeno gli albanesi stessi avevano conoscenza piena e corretta della loro storia, della loro cultura”.

E le ragioni erano diverse. Oltre alla classe dirigente che promoveva quello che voleva e come voleva in funzione all’ideologia, i motivi della non conoscenza vanno trovate anche nelle difficoltà economiche e di muoversi per tutto il Paese. Per esempio, quanti albanesi hanno potuto ammirare le loro Alpi? E i vari siti archeologici? Ultimamente però, sono stati fatti grandi passi avanti. Secondo l’ambasciatore, oggi l’Albania è uscita dal sommerso e rappresenta una meta interessante e importante nel Mediterraneo. Si è ripreso il discorso culturale. Oggi viene valorizzato – in Albania come all’estero – il cinema, la letteratura, la polifonia del Paese. Per non dimenticare il meraviglioso paesaggio.

Per fare sì che l’Albania diventi una meta turistica a livello mondiale, basterebbe far conoscere al mondo le eccellenze nei vari campi? Certo che no.

“Servono servizi competitivi. Si è fatto tanto nelle infrastrutture, ma si deve andare avanti. In Albania ci sono tanti alberghi, e tra quelli anche buoni, o ottimi, ma si dovrebbe avere una visione globale e dare al turista la possibilità di scegliere”.

“Inoltre serve una buona comunicazione non solo nel Mediterraneo, ma fino ai paesi di forte sviluppo come Cina e Giappone, che rappresentano una buona fetta dei turisti in Europa”.

Possiamo essere ottimisti? “Del turismo culturale sono teoricamente ottimista. E dico teoricamente, perché non può essere una cosa lasciata al caso, ma servono condizioni politiche ed economiche necessarie, affinché questo settore possa compiere un significativo balzo in avanti”.

“In questo contesto, la guida Conoscere l’Albania, che presentiamo, dà un contributo molto importante, perché valorizza aspetti culturali, artistici, storici, archeologici, linguistici del Paese. Dall’altro canto, il libro rende sensibili i lettori ai problemi specialmente nell’aspetto della conservazione e del restauro dei monumenti, dei quali, a mio parere, se ne dovrebbe fare carico oltre all’Albania, anche tutta l’umanità. – dice l’ambasciatore Bova – Il libro rappresenta uno stimolo valido per andare a visitare questo Paese”.  

Molto legato all’Albania e agli albanesi, il presidente con la sua Occhio Blu sta organizzando importanti eventi a Roma per promuovere la nostra cultura. Cinema, letteratura, archeologia, conferenze, incontri, fino a viaggi culturali in Albania.

E proprio per diffondere maggiormente la cultura albanese e in modo più organico, si è pensato di creare una rete di associazioni con scopi puramente culturali. A marzo è stata lanciata l’idea che oggi è realtà. Si chiama "Oltre il Ponte" e ne fanno parte sette organizzazioni, oltre a “Occhio Blu” anche Altra sponda dell’Adriatico di Genova, il Centro di Cultura albanese (Torino e Milano), forum FARE delle associazioni di Emilia Romagna, Tutti insieme (Bologna), Fratellanza/Vllaznia (Cuneo) e Scanderbeg di Parma.

“Vogliamo portare avanti con la rete, incontri come questo della presentazione della guida ed altri. – racconta l’ambasciatore che della rete è il coordinatore – Più in generale, le iniziative di ciascuna associazione possono essere diffuse, trasmesse alle altre. Teniamo degli incontri periodici, che per me sono entusiasmanti. Parlo con ragazzi preparatissimi e in gamba, che propongono e portano avanti idee molto interessanti”.

I prossimi eventi?

“Come “Oltre il Ponte” le proposte sono tante e belle. Ci sarà la presentazione del poeta Migjeni a Roma e al Nord Italia; dai ragazzi di Parma viene lanciata la proposta di una giornata con i due film recenti sull’esodo albanese degli anni ’90, Anija di Sejko e La nave dolce di Vicari. Un’altra idea è di costituire un premio annuale “l’Albanese dell’anno”, dobbiamo ancora lavorare per definire bene i criteri. Come “Occhio Blu” vogliamo continuare la rassegna cinematografica sempre sul tema “L’Albania si racconta”, a Roma e forse, grazie alla rete, portarla anche al Nord Italia. Un altro progetto interessante è quello sul teatro che stiamo realizzando in collaborazione con l’Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio D'Amico e l’Accademia delle Belle Arti di Tirana. Vogliamo portare in scena in Italia dei testi albanesi e incoraggiare i giovani attori. Un'altra iniziativa che stiamo portando avanti è il concorso fotografico col tema ‘Come gli albanesi vedono l’Italia’”.

Keti Biçoku