Italiani a Sanremo - Shqiptari i Italisë

Lifestyle

Ho sempre seguito il Festival di Sanremo. In Albania era un evento, le radio si sintonizzavano di nascosto dai vicini a basso volume e le canzoni si cantavano già il giorno dopo. Mio padre fischiava sotto la doccia le canzoni di Celentano (essendo un testardo, continua a farlo) e mia madre sapeva a memoria le canzoni di Mina. Appena arrivata in Italia cercai i dischi di Al Bano, dei Ricchi e Poveri, Gianni Morandi e Rosanna Casale. Mi facevo accompagnare da qualche amica o amico in grandi negozi di dischi. E’ così che iniziai a perdere i primi amici. Capii che era un rito da consumare in solitudine, da accompagnare i ricordi del mio paese. Comperai un apparecchio portatile e le cuffie che mi permettevano di sentire “Felicità” senza farmi riconoscere.

Per una sorta di fedeltà a me stessa Sanremo continuo a vederlo ancora. Di anno in anno questo compito che mi sono dato diventa sempre più difficile. Anche quest’anno ho dato un occhiata alle serate di Sanremo.

Una sera vedo Toto Cutugno che non so per quale ragione si esibisce sul palco di Sanremo con “…. lasciatemi cantare … con la chitarra in mano ….. sono un italiano”. Come in un film a grandissima velocità mi viene in mente il preciso momento in cui sentii questa canzone per la prima volta. Era 28 anni fa e correvo per le strade deserte di Tirana (erano così nelle serate del festival di Sanremo). Prima di arrivare a casa mi fermai un momento da un mio cugino che tutto eccitato, con una radiolina in mano, mi disse: “Lo sai che a Sanremo è tornato Celentano? Sentilo”. Non era Celentano, ma quella sera me la ricordo con infinita dolcezza forse perché mi porta ai miei 12 anni.

Ora Cutugno canta di nuovo accompagnato da un gruppo di giovanissimi. Sono ragazze e ragazzi con occhi a mandorla, pelle ambrata, treccine all’africana e biondissimi capelli venuti dall’est. Cutugno li presenta come “i nuovi italiani”, figli di immigrati, ma tutti con il passaporto italiano. I ragazzi cantano … sono un italiano vero. Poi salutano i loro famigliari che li seguono da casa. Ovviamente si aspettava una piccola Babele, e invece tutti, ma proprio tutti dicono un italianissimo “Ciao mamma”.

Sorrido tra me e me. Cutugno non è cambiato, porta gli stessi capelli e le stesse giacche fuori moda. La canzone è sempre quella, ma gli italiani di cui lui canta sono diversi.

Irida Cami

Lexo edhe: “Jam italian i vërtetë!”, brezat e dytë në Sanremo 2011

Ho sempre seguito il Festival di Sanremo. In Albania era un evento, le radio si sintonizzavano di nascosto dai vicini a basso volume e le canzoni si cantavano già il giorno dopo. Mio padre fischiava sotto la doccia le canzoni di Celentano (essendo un testardo, continua a farlo) e mia madre sapeva a memoria le canzoni di Mina. Appena arrivata in Italia cercai i dischi di Al Bano, dei Ricchi e Poveri, Gianni Morandi e Rosanna Casale. Mi facevo accompagnare da qualche amica o amico in grandi negozi di dischi. E’ così che iniziai a perdere i primi amici. Capii che era un rito da consumare in solitudine, da accompagnare i ricordi del mio paese. Comperai un apparecchio portatile e le cuffie che mi permettevano di sentire “Felicità” senza farmi riconoscere.

Per una sorta di fedeltà a me stessa Sanremo continuo a vederlo ancora. Di anno in anno questo compito che mi sono dato diventa sempre più difficile. Anche quest’anno ho dato un occhiata alle serate di Sanremo.

Una sera vedo Toto Cutugno che non so per quale ragione si esibisce sul palco di Sanremo con “…. lasciatemi cantare … con la chitarra in mano ….. sono un italiano”. Come in un film a grandissima velocità mi viene in mente il preciso momento in cui sentii questa canzone per la prima volta. Era 28 anni fa e correvo per le strade deserte di Tirana (erano così nelle serate del festival di Sanremo). Prima di arrivare a casa mi fermai un momento da un mio cugino che tutto eccitato, con una radiolina in mano, mi disse: “Lo sai che a Sanremo è tornato Celentano? Sentilo”. Non era Celentano, ma quella sera me la ricordo con infinita dolcezza forse perché mi porta ai miei 12 anni.

Ora Cutugno canta di nuovo accompagnato da un gruppo di giovanissimi. Sono ragazze e ragazzi con occhi a mandorla, pelle ambrata, treccine all’africana e biondissimi capelli venuti dall’est. Cutugno li presenta come “i nuovi italiani”, figli di immigrati, ma tutti con il passaporto italiano. I ragazzi cantano … sono un italiano vero. Poi salutano i loro famigliari che li seguono da casa. Ovviamente si aspettava una piccola Babele, e invece tutti, ma proprio tutti dicono un italianissimo “Ciao mamma”.

Sorrido tra me e me. Cutugno non è cambiato, porta gli stessi capelli e le stesse giacche fuori moda. La canzone è sempre quella, ma gli italiani di cui lui canta sono diversi.

Irida Cami

Lexo edhe: “Jam italian i vërtetë!”, brezat e dytë në Sanremo 2011

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