Bashkim Sejdiu, l'immigrato che sostiene l’integrazione degli stranieri in Italia - Shqiptari i Italisë

Shqiptarë të Italisë
Il 34enne, nato a Presheva che da anni vive a Varese, ha realizzato un’App, Info Stranieri, pensata soprattutto per venire incontro alle esigenze burocratiche di tutti quelli che vivono in Italia senza avere la cittadinanza del Belpaese

Bashkim Sejdiu, foto di Gabriele CavallinQualche settimana fa, un incontro dal titolo “L’integrazione è un valore aggiunto?” si è tenuto a Varese. Erano chiamati a discuttere sul tema c’erano giornalisti, politici, rappresentante dell’Ambasciata. Il tutto, organizzato e con la partecipazione di Bashkim Sejdiu, 34enne di Presheva che in Italia vive da quando aveva 10 anni. E che in età adulta, avendo vissuto in prima persona cosa vuol dire essere straniero in Italia, ha pensato seriamente di venire incontro a chi si trova nella situazione in cui si è trovato lui per anni. Cioè a combattere spesso con la burocrazia italiana per avere informazioni, per avere un documento, per viverci da regolare in questo paese.  Bashkim ha creato due anni fa l’App Infostranieri, scaricabile sugli store Apple e Android. Si tratta di un’App innovativa e dinamica che, come afferma Bashkim “vuole favorire l’integrazione e snellire alcuni aspetti burocratici”. L’App mette in comunicazione gli stranieri con sempre più uffici amministrativi e offre tante informazioni in diverse lingue.
Abbiamo incontrato Bashkim subito dopo l’evento di Varese per raccontarci non solo dell’App, ma anche di diverse sue iniziative attuali e future, concentrate sull’imigrazione.

Shqiptari i Italisë: “L’integrazione è valore aggiunto?” era il titolo/domanda del dibattito organizzato da lei ultimamente. Di che si è trattato?

Bashkim Sejdiu: Ho voluto organizzare questa Tavola rotonda dal titolo provocatorio, in quanto ammetto di essere seriamente preoccupato per la situazione che si sta creando in Italia. L’ondata del populismo, già presente in diverse altri paesi giunta al massimo picco negli Stati Uniti, rischia di travolgere e coinvolgere soprattutto gli immigrati regolari e coloro che sono integrati da tempo.
Ho iniziato a Varese, sia per un mio vissuto personale, ma anche perché fino a poco tempo fa era considerato un feudo leghista. Ma la tavola rotonda su questo tema vorrei ripeterla in diverse città per poi arrivare a Roma con una grande conferenza dove chiedere agli interlocutori e rappresentanze politiche di agire su alcuni aspetti e richieste che raccoglieremo durante queste manifestazione in giro per l’Italia.
D’altra parte, voglio coinvolgere le associazione i rappresentanti delle comunità e gli stessi immigrati ad essere più attivi in ciò che li riguarda, ed essere loro soggetti che aiutano altri soggetti ad integrarsi e escludono a chi non si vuole integrare. A loro chiedo di essere loro per prima degli esempi da seguire e imitare nel campo dell’integrazione del comportamento e della trasparenza.

E secondo lei quali sono i problemi degli immigrati oggi?

Le persone che voglio rappresentare, a dare voce ma anche coraggio, sono 5 milioni e passa di persone che ogni giorno lavorano, creano economia, aiutano anche la crescita demografica Italiana, ma allo stesso tempo subiscono ogni tipo di abuso sia razziale, che operativo/burocratico nella fattispecie quando si tratta di rinnovare un permesso di soggiorno, richiedere ricongiungimento familiare e cittadinanza. Per tutte queste richieste, oltre ai costi vivi che vi sono, subiscono altri costi per  “consulenza” e diverse giornate di permessi di lavoro, per sapere come e cosa devono fare, ma devono aspettare tantissimo tempo per arrivare al termine dell’iter.
So per certo che vi sono sempre più immigrati che dopo svariati anni lavorativi hanno purtroppo perso il lavoro e ora non riescono nemmeno a rinnovare un permesso di soggiorno nonostante abbiano sempre lavorato e vissuto in Italia con la famiglia e bambini nati e cresciuti qua, e da un giorno all’altro si trovano ad essere clandestini qua e non poter tornare al loro paese, in quanto magari si trovano più clandestini che nel paese di appartenenza.
Per non parlare della situazione degli studenti o magari giovani imprenditori, chi per studio Erasmus o gite scolastiche e chi per spostamenti di lavoro, non può farlo se ha la cosiddetta ricevuta in attesa del ritiro del pds, che spesso dura parecchi mesi in certe realtà/questure.
Poi ci sono problemi con tempistiche per i ricongiungimento familiare, e mi chiedo come si può ostacolare invece che favorire le persona che vogliono ricongiungersi con la propria famiglia, è ovvio che se una persona ha una famiglia è più integrata e per rispondere al populismo, si sa che una persona con famiglia è portato a delinquere meno.
Per quanto riguarda l’ottenimento della cittadinanza italiana, l’immigrati da 10 anni qua ritorna per certi aspetti con l’ansia e la situazione del rilascio del primo permesso di soggiorno, in quanto la documentazione, l’iter e la tempistica è impressionante, ci voglio 10 anni di residenza, ultimi 3 Cud oltre a tutti i certificati del caso, per fare richiesta, e poi aspettare almeno 2 anni (quasi mai succede che rispettano i 730 gg) ma possono volerci anche 3-4 anni, e se non vuoi aspettare puoi sempre fare un sollecito, ma se per caso negli ultimi tre anni hai perso il lavoro, oppure non hai il reddito sufficiente, o magari se dopo la richiesta l’iter è durato 3-4 anni e tu hai perso la tua capacità economica non puoi diventare cittadino italiano..tutto questo è giusto, dove sta l’integrazione e la possibilità di voler integrarsi quando ci sono questi paletti che si ripercuotono in una barriera non solo burocratica ma anche morale e aggiungo anti-integrazione.

Un elemento per niente a favore degli stranieri (ma anche per gli italiani stessi) è proprio la burocrazia e il rapporto con l’amministrazione pubblica. E in questo aspetto lei, che l’ha subito in prima persona, ha cercato di venire incontro ai cittadini stranieri, adesso con l’App Infostranieri.

Tramite la mia Startup innovativa, ho creato l’App Infostranieri, già scaricabile sugli store Apple e Android, la quale a brevissimo sarà aggiornata con una versione grafica e funzionalità. Un’App innovativa e dinamica che vuole favorire l’integrazione e snellire alcuni aspetti burocratici. Allo stesso tempo si pone come un contenitore di servizi per il segmento immigrati, dove domanda e offerta si incontrano. Il motivo che mi ha spinto, oltre a quelli sopracitati, vi è anche una personale esperienza emotiva e professionale nel campo immigrazione.
Lo strumento usato, che è il telefonino, che viene usato dalla stragrande maggioranza degli stranieri (solo 1,29% ha dichiarato di non possedere un telefonino con traffico dati), permette una facilitazione nella comunicazione tra le parti, riducendo tempi e costi e superando le barriere linguistiche.
I punti di forza dell’App sono: le informazioni a portata di mano, moduli digitalizzati e tradotti in 11 lingue e servizio immediato e senza costi mettendo gli utenti in contatto diretto con gli enti che erogano servizi.

C’è un’attenzione particolare anche alle associazioni

Siccome sono il presidente di un’associazione, Shqipëria ime, e sono a conoscenza del ruolo molto importante e difficile, all’interno dell’App vi è la sezione dedicata alle Associazioni divise in Associazione di Stranieri e per Stranieri, in questo modo l’utente può trovare l’Associazione di cui ha bisogno e allo stesso tempo le Associazioni posso farsi trovare. Oltre, a questo le Associazioni hanno la possibilità di caricare tutti gli eventi che organizzano e in questo modo arriva un alert agli utenti di pertinenza per segnalare l’evento. E colgo l’occasione per invitare a tutte le Associazioni ad aderire a questa iniziativa.

Quanti l’hanno scaricato? Quali communità sono i maggiori utenti dell’App? Pensa che gli stranieri l’apprezzano?

Ad oggi vi è un uniformità di utenti suddivisi per etnia, con una piccolissima prevalenza di etnia Albanese, ad oggi abbiamo circa 20mila utenti, un dato molto interessante in quanto il tutto è avvenuto senza nessuna pubblicità ma tramite passaparola.
Per far capire se viene apprezzata posso girarvi  qualche commento degli utenti: “Grazie… Buon lavoro. Fortunati quelli che avranno il vostro aiuto cosa che a me e mancato per tanti anni di file in questura”, “Ottima App perfetta, tante info, assistenza tramite e-mail praticamente immediata. Poi il rinnovo dell'interfaccia è bellissima. Bravi ragazzi”, “Sono Nordine Hallil. 30 anni. Sono del Marocco. E vivo qui in Italia dal 2005. Sono arrivato qui dopo un viaggio da Libia con me erano morte 27 persone. Ora sto facendo allenatore di calcio e osservatore del AC MILAN. voglio ringraziarvi di questa APP. Veramente una buona idea. Braviiiiiii”.

E l’amministrazione pubblica dimostra qualche interesse? Collaborazioni già siglate?

Con il mio grande stupore, la pubblica amministrazione si è subito dimostrata aperta e volenterosa nel collaborare con questo progetto. Soprattutto il governo Renzi. Con il suo team digitale e lo SPID dovevamo perfezionare la collaborazione, anche perché ad oggi tutti gli iter burocratici hanno dei processi poco snelli e efficaci, sono solo in italiano e soprattutto l’utente spesso è parte passiva a tutto il processo delegando terzi spesso carissimi a sbrigare queste pratiche.
Per non parlare di come viene gestito il discorso dei permessi tramite poste, il kit contiene 41 fogli, prima viene spedito dalla posta dove risiede l’utente ad un centro di smistamento per poi tornare alla questura di dove risiede l’utente e vari passaggi che portano ad un costo pari a 30,00€ solo l’invio di questo Kit tramite ricevuta.  Tramite l’app ovviamente tutti questi processi verrebbero snelliti, l’utente dal suo telefonino e nella sua lingua potrebbe mandare tutte le richieste all’ufficio preposto senza più perdite di denaro e tempo da parte degli immigrati, e un minor costo di carta e ti tempo da parte degli uffici in quanto potrebbero comunicare direttamente sul telefonino dell’immigrato aggiornandolo in tempo reale e senza costi su cosa deve fare e le comunicazioni che ad oggi vengono fatte ancora via posta.
Tutto questo processo, seppur a rilento dopo il referendum, vorremmo portarlo a termine, e tramite l’attenzione sin dall’inizio di un’europarlamentare che ha subito sposato il progetto vorremo che in Italia ci fosse il progetto pilota per replicarlo in altri paesi u.e.
Passando alle cose concrete, il primo passo comunque è stato la partnership con Ats su un argomento molto delicato che è quello della salute, la creazione di un algoritmo per malattie di impatto sociale con la TBC, Meninigite e anche i Vacini, anche qua partiamo con il progetto pilota a Milano per poi attuarlo in tutt’Italia.

Ha presentato l’app anche in Albania, al Summit della Diaspora. Ha già qualche collaborazione col governo? Offre la sua App qualcosa in più a cittadini albanesi?

Si è stato davvero un grande onore poter parlare del mio progetto ad un evento cosi importante, e all’incontro ristretto a pochi con il primo ministro e ministro degli esteri, ho dato la massima disponibilità a collaborare per il bene della diaspora albanese che è in Italia davvero importante, e certamente questa nuova piattaforma SHKO di servizi consolari online si sposa a pieno per la collaborazione con la mia App. Anche con l’Ambasciatrice in un incontro di pochi giorni fa, ho dato la mia completa disponibilità di collaborazione per poter fare qualcosa di concreto e utile per la diaspora albanese in Italia.
Già nella versione attuale dell’App si dà una descrizione specifica dei servizi consolari a Milano.

L’applicazione è gratuita. Eppure sappiamo che realizzare la piattaforma Info Stranieri ha dei costi…

L’App ad oggi è gratuita, e lo sarà per sempre. Come tutte le startup all’inizio, senza lavorare 20h su 24h, senza avere un team che crede pienamente nel progetto e che lavora gratis, non c’è gusto.
Ma terminata questa fase, abbiamo investito del capitale, e ci siamo divisi i ruoli e abbiamo una persona che si occupa dei sociale/marketing e PR un’altra persona che si occupa di ricerca di bandi locali/regionali/nazionali ed europei, un’altra persona per le dinamiche di studio e collaborazioni con alcune etnie più chiuse, ed io che con gli sviluppatori tramuto tutte le problematiche che ho citato prima negli obiettivi della tavola rotonda in Digitale.
Abbiamo avuto un finanziamento regionale, abbiamo vinto anche dei bandi a fondo perduto come partner tecnologici, e con questi abbiamo messo a punto la nuova release e ci permettono di lavorare per costruire un marketplace di servizi specifico per il segmento immigrazione che ci permetterebbe di autofinanziarci. Non vi nascondo che ho avuto anche proposte “indecenti” di società interessate al mio progetto, ma ho rifiutato perché vorrei che questa app fosse un qualcosa di davvero utile per gli immigrati con la quale poter far risparmiare tempo denaro ed essere parte attiva nella società dove hanno vissuto e vivranno il resto della loro vita, e non permetto che questo strumento sia l’ennesimo modo di “derubare” soldi, tempo e dignità agli immigrati.

Per quanto riguarda i dati delle persone che la sua società potrebbe raccogliere quando si scarica l’app oppure quando si compila un determinato modulo per avere uno dei servizi offerti dalla piattaforma. Chi garantisce sulla sicurezza?

I dati da me raccolti sono solamente le e-mail per poter eventualmente comunicare quando usano il supporto, e la nazionalità (la nazionalità è molto importante in quanto abbiamo anche il Romeno e servizio specifico per i Romeni, i quali sono europei per l’aspetto burocratico, e quindi abbiamo creato ad hoc i servizi di cui necessitano loro), per la lingua utilizzata e il luogo dove vivono usiamo i dati memorizzati direttamente dal device, quindi non abbiamo anche questa preoccupazione data la difficoltà delle gestione dei dati specie quelli sensibili.
Con tutte le parntership istituzionali, invece, noi siamo solo un mezzo che mette in comunicazione le due parti, senza però sostituirci a nessuna della parte e i dati in questione arrivano all’ente preposto senza passare da noi prima.

Per tornare da dove siamo partiti. Pensa sia utile riprendere il discorso dell’integrazione anche in altre realtà? In un momento in cui il tema del giorno è come contenere gli arrivi, in cui si parla di clandestini più che di profughi,  in un momento in cui i populismi stanno prendendo il sopravento, in un momento in cui la riforma della cittadinanza sembra finita in un tunnel senza uscita in Senato, pensa che discutere sull’integrazione contribuirebbe a un po’ di buon senso e verità sull’argomento migrazioni?

Mi fa molto sorridere, quando sento molti politici che ora vorrebbero la fiducia per far passare questa riforma della cittadinanza, quando hanno avuto tanti anni a disposizione per poterla renderla operativa avendo anche i numeri a disposizione. A questo punto, avrei qualcosa da ridire alla nostra “categoria”. Noi immigrati non dobbiamo dividerci e guardare e chiedere solo quello che ci interessa nell’immediato, ma essere coesi a chiedere davvero di rivedere tutto il discorso di immigrazione a partire da chi richiede il primo permesso fino a coloro che sono in procinto di diventare italiani, tutti insieme senza distinzione di etnia, di prima o seconda generazione. Solo in questo modo potremmo cambiare davvero la prospettiva dell’immigrato e dell’immigrazione, e non dare più nessuna possibilità ai populisti di marciare su questa onda, ma anche mettere a tacere quella parte che dietro al finto buonismo sull’immigrazione ha marciato spesso guadagnato ma mai lavorato nel voler cambiare le cose.

Grazie dell’intervista e buon lavoro, Bashkim!

Keti Bicoku, Shqiptariiitalise.com