Fioralba Duma, un'italiana senza cittadinanza, in prima linea per la riforma - Shqiptari i Italisë

Shqiptarë të Italisë
Fioralba: “Io stessa, pur avendo delle radici fiere e fortissime albanesi, potrei diventare per legge un’orgogliosa italiana iure culturae. Siamo un milione senza cittadinanza, l’Italia è la nostra casa, qui siamo cresciuti e qui abbiamo imparato a pensare con i valori della costituzione italiana: la democrazia, l’uguaglianza e la solidarietà. Prima o poi, i senatori si fideranno di noi, bambini e ragazzi italiani senza cittadinanza”
 

Neolaureata, volontaria e lavoratrice. È Fioralba Duma, 27enne nata a Scutari, che vive a Roma da 16 anni.

Da diversi anni è molto attiva tra i giovani nella promozione della cultura albanese in Italia scrivendo per vari giornali, partecipando e co-organizzando eventi inter/culturali, curando pagine di social media, traducendo e facendo l’interprete in progetti che legano insieme Italia e Albania. È in prima linea anche nelle battaglie delle seconde generazioni: fa parte del direttivo dell'associazione culturale QuestaèRoma e del movimento ItalianiSenzaCittadinanza. È una dei primi firmatari della petizione “Un milione di Italiani senza diritti: approviamo subito la legge sulla cittadinanza” e segue con trepidazione l’iter parlamentare della riforma.

Del suo ultimo rinvio ha saputo mentre si trovava in Albania: “Dopo due mesi intensi di iniziative e attività col movimento Italiani Senza Cittadinanza, da pochi giorni ero in Albania. Seguivo da lontano, virtualmente, aggiornamenti ed attività ma quel giorno non avevo connessione dati. Mi ha chiamato mio padre, per aggiornarmi, allarmato. Che tenerezza, i nostri genitori che seguono e sostengono la “nostra” riforma, loro ci conoscono, vedono l’Italia nella nostra identità, l’hanno vista fin da quando hanno scelto questo paese per il nostro futuro! Non ci credevo, ho cercato di tranquillizzarlo, non poteva essere, non dopo così pochi giorni di certe dichiarazioni da parte degli stessi politici. Ho cercato di connettermi, ho letto la notizia, mi sono confrontata con gli umori dei miei compagni di battaglia, le reazioni di Elvira, Alberto, Kwanza dell’associazione QuestaèRoma, e quelle di Paula, Marwa, Ilham, Xavier, Mohamed e Youness del movimento ItalianiSenzaCittadinanza.
Ho letto anche, sulla pagina Facebook, le reazioni dei nostri sostenitori, gli italiani per sangue, quelle dei genitori e dei politici o dei giornalisti, anche su Twitter…
Ho provato sentimenti misti, di delusione, esclusione, tradimento e impotenza (non solo per la distanza geografica). Ma al contempo sono cresciute consapevolezze, responsabilità e il senso del dover continuare a lottare ed esigere questa legge di civilità, voluta dalla parte più bella della popolazione, da quella che ogni giorno qui cresce e qui si forma, qui si da da fare e qui investe nel proprio futuro”.

Della riforma pensa che in tanti ne parlano senza conoscerne il contenuto, tanto da chiamarla in modo non corretto. “Il ddl 2092 andrebbe letto e conosciuto prima di parlarne e di espirmere riflessioni, paure, dubbi ingiustificati.
Penso che purtroppo viene chiamata e passata per ius soli, tale non essendo.
Perciò mi sento di sottolineare che la legge della riforma parla di introdurre anche lo ius soli temperato e lo ius culturae oltre alle modalità di acquisizione della cittadinanza che ci sono già (ius sanguinis, naturalizzazione per residenza e reddito, ius matrimonii, naturalizzazione per nascita dopo ed entro i 18 anni, naturalizzazione grazie ai genitori da minorenni).
Tramite lo ius soli temperato si può diventare italiani se si è nati in Italia e solo se uno dei genitori ha il permesso di soggiorno di lungo periodo (ottenibile dopo almeno 5 anni di residenza, con reddito sufficiente, idoneità alloggiativa, fedina penale pulita e test d’italiano o un titolo di studio qui conseguito). Checché lo si chiami ius soli, il requisito di integrazione del genitore è d’obbligo.
E poi lo ius culturae che valorizza il percorso scolastico (un ciclo almeno quinquennale concluso positivamente). Questa è la vera novità, il fiore all’occhiello di questa riforma, purtroppo sottovalutato. Finalmente è riconosciuto il peso della cultura italiana, delle scuole italiane e dei suoi insegnamenti nella formazione dell’identità di chi ha genitori di diversa origine.
Io stessa, pur avendo delle radici fiere e fortissime albanesi, potrei diventare per legge un’orgogliosa italiana iure culturae, avendo qui fatto le medie, il liceo classico ed essendomi laureata. Pur essendo arrivata già a formazione primaria completata, a 11 anni, sarò per sempre riconoscente all’Italia e alle sue istituzioni per il labor limae fatto sulla mia personalità attraverso lo studio di Petrarca, Dante, Foscolo e gli altri, la lingua latina e le versioni, la storia romana e quella italiana, e infine la costituzione dello stato italiano.

Quando penso alla legge però penso a tutte le persone che ho conosciuto qui, mia sorella Artemisa per prima, che ha imparato la lingua in tre mesi, a mio cugino Ues che fin da piccolo alla domanda “di dove sei?” rispondeva “sono italiano, di Sora”, penso ai bambini e bambine di Mentana dove ho casa, a Kiara, Alessia, Melisa, Kamila e a tutti i bambini che faranno bella l’Italia di domani.
Bruno Leka, Fioralba Duma e Tezeta Abraham, con le loro cartoline che hanno consegnato ai senatori della RepubblicaMa penso anche ad Arber (Agalliu), Bruno (Leka), Ervin (Bajrami), Aferdite (Shani), Darina (Zeqiri), Adele (Budina), Besarta (Taçi), Adela (Kolea), Gentian (Alimadhi).
Penso alla realtà romana, una delle capitali mondiali della multicultura e a tutte le persone conosciute con QuestaèRoma: diverse origini, ma stessa storia, lingua e appartenenza.
Penso anche ad un esempio di identità musicale, un ‘italiano vero’ fatto da sé e dalla musica, Ermal Meta che, pur essendo nato in Albania ed arrivato in Italia a 13 anni, attraverso l’impegno, lo studio, l’esercitazione, ha saputo non solo far sua la musica cantautoriale italiana ma anche scriverla, rinnovarla ed elevarla a nuovi successi.
A Ermal Meta per primo, ma anche ad altri artisti italo-albanesi, Elhaida Dani, Adrian Paci, Elsa Lila, vorrei rivolgere l’appello affinché possano sostenere con la loro arte, la loro testa e il loro nome, una Riforma di civiltà, che riguarda chi, come loro, è cresciuto in Italia. Non si tratta di politica ma di diritti, è ora di esigerli se non per sé, per 1 milione di bambini e ragazzi. E la questione tocca da vicino la comunità albanese, una delle prime per numeri di bambini che crescono nelle scuole italiane senza cittadinanza”.

Dell’uso che i politici fanno della riforma dice: “Politica non è giocare sulla pelle dei bambini, non è negare, astenersi o mettere in pausa un diritto in attesa che si raffreddi il clima di paura ed odio. Non si salva un partito personalizzando una riforma di civiltà, spargendo disinformazione tra l'altro, poiché questa riforma rappresenta comunque un compromesso al ribasso, tra parti diverse”.

Di chi è contrario alla riforma afferma: “Nessuno, guardandoci negli occhi e ascoltandoci nei nostri dialetti, negherebbero la nostra identità italiana né la cittadinanza. Allora perché essere contrari a una legge rimaneggiata da più parti, un compromesso al ribasso che comunque escluderebbe il 20% di un milione di giovani italiani senza cittadinanza?”.

A chi è contrario alla riforma dice: “Leggete la riforma, informatevi sulle difficoltà della legge del 1992 e la normativa della Bossi-Fini che ci mettono allo stesso livello legislativo dei nostri genitori.
Guardateci in faccia, aprite gli occhi davanti alla realtà, alle scuole e ai territori, leggete i numeri dell’Italia di oggi, fate qualche domanda in più agli amici o fidanzate dei figli che magari ‘non sembrano albanesi’ o di altra origine e passaporto ma le difficoltà e i limiti le vivono tutte ed ogni giorno”.

Nonostante le mille difficoltà dell’iter parlamentare, Fioralba non si rassegna: “Speranza e coraggio sono rinnovati. Una legge in cui credono i sostenitori di un’Italia inclusiva non può non andare avanti ed essere approvata. Non può vincere chi rifiuta(va) l’inno di Mameli e i valori italiani. Ci si accorge che chi è contrario lo è principalmente per disinformazione e paure che vengono da altrove, non da noi o né dalla legge”. Afferma con determinazione: “La storia insegna che i politici e i “capri espiatori” delle politiche cambiano in base al termometro, ai venti o alle stagioni ma la politica e le leggi restano. Anche noi restiamo, siamo un milione senza cittadinanza, l’Italia è la nostra casa, qui siamo cresciuti e qui abbiamo imparato a pensare con i valori della costituzione italiana: la democrazia, l’uguaglianza e la solidarietà”.

E alla fine, alla domanda “Crede che i senatori porteranno a termine la riforma?” risponde: “Sarà difficile ma alla fine si farà: i senatori si fideranno dei bambini e dei ragazzi italiani senza cittadinanza, daranno ascolto alla necessità di garantire pari diritti, libertà e opportunità per mettersi al pari passo dell'Europa.
Il futuro dell'Italia si gioca nelle scuole, l’Italia è già plurale, variegata, ricca e bellissima, bisogna solo riconoscerla. Per dare nuovo slancio il primo passo è mettere l’accento sull’istruzione, la formazione, la scuola e la cultura e mettere in pratica il 3° articolo della Costituzione, il più bello”.