L'ambasciatore Mario Bova: L'Albania è anche il mio paese - Shqiptari i Italisë

Shqiptarë të Italisë
L’ambasciatore Mario Bova, che nel periodo 1999-2003 ha coperto la più alta carica diplomatica italiana a Tirana, stima tanto gli albanesi, e ama ancora di più l’Albania. Dopo una lunga carriera diplomatica, adesso è in pensione e dirige l’associazione culturale italo – albanese ‘Occhio Blu – Anna Cenerini Bova’

L’ambasciatore Mario Bova nutre un grande amore per l’Albania, paese in cui, nel periodo 1999-2003 ha coperto la più alta carica diplomatica. Conosciuta soltanto quando è andato a Tirana come Ambasciatore, l’Albania ha fatto breccia nel suo cuore, dove continua ad avere anche oggi un posto speciale. “Lascio a malincuore il vostro Paese – dichiarava a ‘Bota Shqiptare’ nell’aprile del 2003 quando lasciava il suo incarico a Tirana – L’Albania ha conquistato me e mia moglie, Anna. Ma tornerò.”

E ha mantenuto la promessa, dedicandosi all’Albania e alla sua cultura. Dopo una lunga carriera diplomatica, adesso è in pensione e dirige l’associazione culturale italo – albanese ‘Occhio Blu – Anna Cenerini Bova’ . ‘Occhio Blu’ come ‘Syri i Kaltër’, la bella località nel sud dell’Albania, mentre due anni fa, gli associati hanno deciso all’unanimità di aggiungere al nome dell’associazione anche il nome della fondatrice Anna Cenerini Bova scomparsa prematuramente. E’ lei che nel 2000 aveva fondato l’associazione con il sostegno di uno stretto gruppo di amici attivi tutt’oggi. Perché tutti avevano sentito “il dovere di dimostrare agli italiani, attraverso la cultura, qual era l’immagine vera dell’Albania, completamente diversa da quella creata dei media. Dimostrare che l’Albania aveva delle radici importanti, delle manifestazioni di cultura molto ricche, quindi che era un paese completamente diverso da quello che credevano gli ita­liani” dice oggi l’ambasciatore Bova. L’associazione conta oggi circa 100 iscritti, italiani e albanesi, e molti sostenitori.

 “Bota shqiptare” intervista l’ambasciatore Bova quasi dieci anni dopo la sua ultima intervista con noi, quando  aveva appena finito il suo mandato come ambasciatore in Albania e stava per partire come ambasciatore d’Italia in Giappone. Lo  ritroviamo dopo l’ultimo evento organizzata su iniziativa dell’associazione: la prestigiosa mostra archeologica “I tesori d’Albania” al Vittoriano di Roma in occasione dei 100 anni dell’Indipendenza dell’Albania, realizzata con il sostegno del ministero degli Affari Esteri e del ministero del Turismo, Cultura, Gioventù e Sport dell'Albania, dell'Ambasciata dell’Albania in Italia, in collaborazione con il ministero degli Affari Esteri e il ministero per i Beni e le Attività Culturali, con l'Assessorato alla Cultura, Arte e Sport della Regione Lazio e la Città di Torino, ma che non ci sarebbe stata senza l’iniziativa e l’impegno dedicato dell’associazione Occhio Blu – Anna Cenerini Bova.

Bota Shqiptare: Ambasciatore Bova, lei è arrivato in Albania nel 1999 come ambasciatore d’Italia. Erano anni difficili per l’Albania, che si leccava ancora le ferite del 1997. Com’è stato l’impatto? 

L’ambasciatore Bova: Sì, è vero, quando siamo partiti avevamo delle  impressioni e un’immagine dell’Albania che non erano tanto positive. E invece siamo stati assolutamente sorpresi dall’Albania che, né io né mia moglie, conoscevamo profondamente.  Abbiamo trovato una realtà completamente diversa. Prima di tutto, dal punto di vista umano. Perché abbiamo trovato una qualità nella gente che non ci aspettavamo. Questa qualità riguardava intanto l’affetto straordinario, un’amicizia profonda, ricca. Siamo stati subito bene. L’altra cosa sorprendente, l’approccio culturale che c’era in Albania. Abbiamo trovato tante persone di notevole cultura, nel campo del giornalismo, della letteratura, della musica. Non ci aspettavamo una ricchezza di espressioni come quella che ci siamo trovati di fronte. Sapevamo di un paese che soffrisse molto, sì certo, però pensavamo di trovare anche un paese culturalmente arretrato. Invece non è stato così. Abbiamo trovato una situazione molto molto interessante. Abbiamo trovato, inoltre, anche questa bellezza del paesaggio: le bellezze del sud e quelle del nord, i tanti resti archeologici. Quello nostro con l’Albania è stato un incontro ricco di sorprese. Quindi subito è nato una grande amicizia, attrazione, simpatia per questo paese. L’Albania ci ha conquistati subito, me e mia moglie, Anna e volevamo trasmettere agli italiani che tutto quel che sapevano dell’Albania era pochissimo e non corrispondente alla realtà.

E così avete fondato un’associazione dedita a fare conoscere la cultura e le bellezze dell’Albania gli italiani.

L’associazione è nata nel 2000 per volontà di mia moglie Anna. La scelta del nome è stato facile. ‘Occhio Blu’ oppure “Syri i kaltër” è una magica, bellissima, località del sud dell’Albania. È un posto incantevole. Ogni volta che si andava lì, si rimaneva impressionati. Anzi, sono ritornato lì recentemente e ho provato la stessa impressione, intatta, sempre la stessa, di una grande bellezza sempre stupenda.

A mia moglie piaceva moltissimo, quindi quando si è trattato di scegliere un nome per l’associazione si è pensato subito a ‘Syri i Kaltër’. Per dare un’immagine immediata dell’Albania, di questa bellezza straordinaria che si trova in Albania. Inoltre l’occhio ha qualcosa a che vedere anche con l’intelligenza, con la cultura e quindi questo riferimento all’Occhio Blu ci è sembrato molto adatto per un’associazione culturale come la nostra.

Sempre ispirata e incentivata da Anna, dopo qualche anno nacque anche Occhio Blu Albania. Queste due associazioni ora agiscono in stretta collaborazione tra loro. Dal punto di vista organizzativo è stato utilissimo avere due rami della stessa associazione, uno in Albania e un atro in Italia. Quando si organizza una manifestazione si collabora strettamente e questo facilita molto le cose.

Negli anni, l’associazione ha organizzato vari eventi culturali, come le giornate della letteratura albanese, i vari incontri con gli scrittori albanesi a Roma. Ma specialmente negli ultimi anni  l’attività si è intensificata. Un evento enorme per le potenzialità di un’associazione di volontari,  è stato  la rassegna del film albanese a Roma il giugno scorso. Perché avete scelto proprio la cinematografia per presentare l’Albania agli italiani?

Vogliamo che tutti capiscano che l’Albania, con la sua cultura, il cinema, l’arte, la musica, la letteratura è già in Europa. E anche gli albanesi. La rassegna cinematografica nasceva da un preciso convincimento: è molto importante vedere come gli albanesi raccontano se stessi. Abbiamo scelto il cinema perché è il mezzo più efficace nel raccontare la società. E devo dire che abbiamo avuto ragione. Tramite la rassegna, abbiamo potuto focalizzare due temi. Il primo è il totalitarismo e la critica verso quel periodo, l’altro è il tema dell’emigrazione. E sono due temi di una grande importanza e modernità per l’Europa, per la cultura europea. Trattare come questi due temi si sono sviluppati in Albania, si va oltre l’Albania, vuol dire partecipare in un più largo dibattito europeo su due fenomeni di grandissima importanza per tutto il nostro continente.

Abbiamo scoperto poi che il cinema albanese è molto più importante di quanto non appaia, di quanto non si dica. Forse perché non si è detto molto del cinema albanese perché in passato non veniva visto in Europa, veniva consumato solo nel paese e non se ne parlava più.

E il pubblico vi ha dato ragione. Pochi ci avrebbero scommesso che per quattro giorni la sala della Casa del Cinema a Roma sarebbe stata piena di spettatori romani.

In realtà, mettendo insieme questi film, si è visto una produzione albanese di alto livello e molto significativa, di valore importante. Per cui, il risultato è stato che il pubblico è stato numeroso e impressionato. Tutti abbiamo saputo di più dell’Albania degli ultimi 40 anni, l’abbiamo capita di più, abbiamo visto delle cose di cui non sapevamo l’esistenza. Perché, purtroppo, soprattutto sul tema del totalitarismo c’era stato in Italia una specie di black out, non tutto era stato trasparente e chiaro.

Questo cinema è importante anche per la forza con cui gli albanesi stessi trattano questi temi. Il capitolo dell’emigrazione è di grandissima attualità, per l’Europa intera. Gli albanesi la raccontano questa vicenda addirittura con delle aperture verso il futuro. In un certo senso, sono coloro che più di chiunque stanno comprendendo il valore reale dell’emigrazione attuale. E lo stanno recitando nei loro film. Come l’ultimo film di Sejko, Anija, un film importante.  La nostra associazione vuol insistere ancora col cinema. Anzi, sarebbe da fare senz’altro di più: portare la rassegna anche in altre città.

Lei è anche il promotore della prestigiosa mostra archeologica che si sta tenendo al Vittoriano a Roma. Ha avuto ruolo decisivo perché questa si potesse realizzare. 

L’archeologia ha messo in evidenza che le radici della società albanese, della cultura albanese sono di duemila anni e sono fatte di una cultura autoctona che c’era già, quella illirica, e poi altre culture importanti che sono arrivate in Albania, che sono quella greca, romana e bizantina. Anzi, successivamente ci sono stati anche l’Influenza di Venezia, dell’Italia. Ma tutto questo dimostra che all’origine c’è già una ricchezza di origini culturali. Quindi anche da questo punto di vista l’integrazione europea dell’Albania è più che giustificata, cioè che l’Albania è un paese dell’Europa quanto gli altri paesi europei, per la sua cultura, per la sua storia.

Diversamente da tante altre, la vostra associazione ha una struttura ben precisa. Oltre ad avere due rami, uno in Albania e l’altro qui a Roma, Occhio Blu – Anna Cenerini Bova ha un consiglio direttivo, un comitato organizzativo, un altro scientifico e gruppi di lavoro per tema. È anche questo il segreto della riuscita degli eventi di alto livello?

La nostra è strutturata perché abbiamo voluto assicurare certe funzioni. Per esempio, il consiglio scientifico è importante per dare qualità alle azioni, per scegliere iniziative che abbiano una loro qualità culturale. Per questo ci vogliono persone esperte in temi diversi, che possano consigliarci quale evento è più importante e quale no, quale ha più valore e quale meno, che un certo tema si tratta in un modo piuttosto che in un altro.  Poi c’è un organo esecutivo che è quello che prende le decisioni, ed è quello che assicura la crescita di quest’associazione, dal punto di vista organizzativo, ma anche dal punto di vista dei contatti. E questi ultimi sono preziosissimi perché sono quelli che ci danno la forza di andare avanti, anche dal punto di vista economico.

Noi non abbiamo un grande budget, quindi realizziamo le nostre iniziative sulla base dei rapporti con gli enti che sono interessati alle nostre proposte e hanno dei mezzi per portarle avanti. Quindi la nostra funzione è di individuare temi importanti che interessano anche ad altri ambienti, e individuare quegli ambienti, che essendo interessati, possano aiutarci a realizzarli. Cosi sono nati e realizzati, per esempio, il festival del cinema albanese, oppure la mostra archeologica, rispettivamente in collaborazione con la Casa del Cinema e il Centro Albanese della Cinematografia, e con il ministero dei Beni Culturali, col museo del Vittoriano, e il ministero albanese della Cultura, della Gioventù e dello Sport. Senza questi organismi non avremmo potuto fare nulla.

Quindi essere bene strutturati ci consente di realizzare anche cose grosse, che altrimenti non sarebbero alla portata dei nostri soci. Perché riusciamo a dialogare con ambienti esterni e riusciamo a convincerli dell’importanza delle nostre iniziative. Ma questa struttura ci consente anche di tenere contatti con l’Albania, con gli albanesi, con gli arbëreshë, e con tutti gli italiani che sono sensibili all’Albania per varie ragioni: amore, studi, aver lavorato in Albania.

A proposito dell’emigrazione, l’associazione Occhio Blu – Anna Cenerini Bova per la prima volta sta organizzando una conferenza su questo tema.

La nostra associazione tratta il tema dell’emigrazione perché siamo convinti che su questo tema ci sia tanto da dire. Dobbiamo parlare innanzi tutto del valore dell’immigrazione per la società italiana. La nostra società assorbe, e questo è una cosa molto importante. Il contributo degli immigrati all’Italia è senz’altro economico, ma anche un insegnamento di convivenza con altre culture. Questo è un aspetto molto importante, è quello che ha reso forte gli Stati Uniti d’America. Con le altre culture che arrivano, quella autoctona si arricchisce ulteriormente. E bisogna saper convivere in un rapporto di parità assoluta, con pari diritti.

Ecco, se noi italiani riusciamo a sviluppare e comprendere questo messaggio ne abbiamo vantaggi enormi noi e naturalmente i nostri ospiti, che col tempo non saranno più ospiti ma cittadini integrati con pieni diritti. Questo è uno dei perché della prossima conferenza.

Dall’altro lato, visto che la nostra associazione è italo - albanese, con tanti albanesi dentro, è bene che facciamo una valutazione di dove è arrivata questa integrazione. Vogliamo vedere come stanno gli albanesi in Italia, quali problemi hanno e aprire un discorso anche sul futuro, sulle loro sfide.

Crede che le associazioni italo - albanesi in generale, possono avere una grande funzione e avere un più forte impatto lavorando insieme tra di loro?

Stiamo valutando una forma di partenariato con altre associazioni italo albanesi nel territorio italiano. Questo, secondo me – nella misura in cui queste associazioni risponderanno – ci consentirà senz’altro di essere molto più capaci di lanciare iniziative, eventi, ma anche di distribuirli di più sul territorio nazionale. Si potrebbe costituire una rete in cui le iniziative di ciascuna associazione possono essere diffuse, trasmesse, ad altre.  Stiamo già lavorando in questo senso, abbiamo già contattato qualcuna senza escludere altre. L’idea dello scambio e del coordinamento delle iniziative piace molto. Sono convinto che si dovrebbe andare in questa direzione, una strada utile che darà risultati notevoli. Credo che entro la primavera prossima, su questo obbiettivo, avremo novità importanti.

La seconda operazione è quella di tenere sempre più collegate le due anime di Occhio Blu, di farle lavorare in un rapporto sempre più stretto. Vogliamo lavorare anche nei settori di cui finora non ci siamo occupati o fatto poco, come la musica e la pittura.

Vogliamo ripetere la bella esperienza di quest’anno nel campo del turismo culturale, in altre parole dimostrare agli italiani le potenzialità straordinarie di turismo culturale che ci sono in Albania. L’abbiamo già fatto l’estate scorsa un viaggio in Albania, di grandissimo fascino, che ci ha consentito di vedere bellezze naturali e luoghi di cultura, che le 14 persone che hanno partecipato non s’attendevano proprio. E tra l’altro è stato anche un viaggio gastronomico, perché abbiamo potuto mangiare molto bene, piati di una cucina albanese fatta di cose genuine. Tutto questo è reso possibile grazie ad una collaborazione efficacissima con Occhio Blu di Tirana. Abbiamo potuto apprezzare, per esempio, la musica polifonica, un mondo incredibile, mozzafiato.

Dieci ani fa lei diceva a ‘Bota shqiptare” che gli albanesi ‘hanno un motore in più’ ...

Assolutamente si. E’ una mia convinzione. C’è un dinamismo negli albanesi. Prendi gli albanesi in Italia. C’è un enorme progresso nell’integrazione. Gli albanesi fanno carriera, occupano anche posizioni di rilievo nella società. Questo è molto importante. Ci sono circa 30mila imprenditori albanesi, che è un dato enorme, ed è significativo di un processo in atto molto positivo che non si ferma. Io dico spesso che gli albanesi hanno un motore in più. Perché hanno una capacità lavorativa, inventiva che li sta portando a integrarsi e a star sempre meglio. Da l’altro canto, noto con piacere che gli albanesi d’Italia sono sempre più stimati, apprezzati. Questo è molto bello e si può dire che la questione dell’immagine oggi si pone in maniera completamente diversa. Oggi si parla degli albanesi come persone che vogliono lavorare e che lavorano molto seriamente. E questo è senza dubbio una conquista degli stessi albanesi in Italia.

Keti Biçoku