Parlare alle menti anziché alle pance, ecco perché sostengo col cuore Geri Ballo - Shqiptari i Italisë

Shqiptarë të Italisë
Di Enkelejda Shkreli *

 

Nelle lunghe e belle discussioni con i miei studenti, ci rendiamo conto che il male generale di questi tempi sono le persone che parlano alla pancia e non alla mente. E questo è un male senza nazionalità, ossia non è solo italiano, albanese, francese, statunitense; il venire a galla di queste persone, che con i loro discorsi puntano a corrodere la ragione e quindi la libertà stessa, pare che sia un problema internazionale scaturito da anni.

Non saprei bene definire le cause, ma così a pelle darei la colpa al sonno della ragione da parte di chi la ragione deve difenderla. È quello che insegna lo stupendo quadro di Goya, “il sonno della ragione genera mostri”.

Ecco perché, volendo raccontarvi come ho conosciuto Geri Ballo, vi porterei con me esattamente a sei anni fa, nel maggio 2013, in uno dei quartieri centrali di Tirana, ossia il mio seggio elettorale. Le elezioni politiche in Albania si sarebbero tenute un mese dopo, a giugno.

Ero stanca dei comizi, delle dichiarazioni urlate ai quattro venti da palcoscenici con coreografie curate come fossero spettacoli. Avevo quindi deciso di bussare a ogni porta dei miei elettori, di destra o di sinistra che fossero, giacché la ragione non conosce limiti, e parlare direttamente con loro. Tuttavia anche in quest’esperienza in molti chiedevano soluzioni immediate, come un posto di lavoro, una pensione di invalidità, un aiuto scolastico, una promozione, e mentre parlavo mi rendevo conto di quanto la politica, la cattiva politica aveva seminato nell’animo della gente questo atteggiamento di “do ut des”.

Accompagnata da questi pensieri bussai alla porta di turno, e mi aprì una ragazza giovane con aria incredula. Iniziai a presentarmi, e lei mi disse: “Sì, la conosco e mi fa piacere che lei sia venuta a bussare alla mia porta. In realtà io vivo in Italia, ma mi fermerò per un po’ a Tirana. Seguo da tempo le campagne elettorali nel mio paese. Dite più o meno tutti le stesse cose. Mi può dire lei perché il sistema scolastico da noi peggiora di giorno in giorno, perché le nostre famiglie sono costrette a mandar via i figli per istruirli bene, e chissà poi se questi figli torneranno mai in patria, se la patria respinge scuola e cultura? Mi sa dire lei se pensa di far vincere la ragione in questa terra? E come? La ragione che ferma il dogma e fa vincere la mente e quindi la libertà di scegliere in piena coscienza? Perché è questo che ci frega secondo me!”.

La ragazza che non conoscevo affatto ma con la quale poi avrei stretto amicizia e sforzi comuni era Geri Ballo.

Stavo chiedendo il voto quindi a colei per la quale ora chiedo a voi di dare il voto.

E mai nessuno prima di bussare alla sua porta, mi aveva messo con le spalle al muro, venendo subito al dunque, chiedendomi di parlare alla sua mente e non alla sua pancia. Non aspettavo altro e ci siamo messe a discutere come due colleghe. Ricordo che le parlai di Calvino, condividendo insieme ciò che lui diceva: “Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano, o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere”.

Già, chi parla solo alla pancia ha tutto da perdere se la mente vince. Alla fine ci siamo salutate con una bella stretta di mano e mi sono sentita bene come non mi sentivo da tempo.

Bene, esattamente due anni dopo mi trovavo a Modena, in un incontro della Regione dedicato all’Albania e alle future possibilità di collaborazione. L’Ambasciata Albanese aveva inviato una sua rappresentante che, in qualità di assessore copriva la diplomazia culturale e non solo. Ero seduta e sentivo il suo discorso, limpido, colmo di significati e proposte concrete, avanzate da chi conosce bene non solo i due paesi ma l’intero quadro europeo.

E sapete, sono quelle sensazioni che se provate fuori patria, ti portano vicino l’ideale di patria e ti colmano di speranza. Speranzosa, quindi, a conclusione dell’incontro, andai a dare la mano alla nostra diplomatica, felice di fare conoscenza. Ma lei con quel suo mite sorriso mi interruppe subito dicendomi con aria serena: “Ma noi ci conosciamo già. Lei è venuta a bussare alla mia porta due anni fa e abbiamo parlato di Calvino…”.

Era Geri quindi, la nostra bravissima diplomatica di Roma, era Geri Ballo, che da quel momento divenne e rimase e lo è tuttora una cara amica e una preziosa collaboratrice. Anzi proprio una bella forza motrice per tante belle iniziative, iniziate e concluse sempre per amore del sapere e della cultura. E ti dico grazie di cuore, Geri.

Molti ti lodano e ti ringraziano per tutto ciò che hai fatto per gli arbëreshë e gli albanesi, per il diritto delle minoranze linguistiche e culturali. E fanno bene a riconoscerti questi indiscutibili meriti. I quali secondo me sono solo una piccola parte della tua personalità.

Tu parli alle menti delle persone, e non alle loro pance; tu entri sempre umanamente tra gruppi di persone e non ti metti in mostra in comizi assurdi e coreografici, tu vedi le minoranze non come nicchie ma come un tassello essenziale e bello di un intero mosaico di cultura e patrimonio di un intero continente, che per come la vedi tu è una grande famiglia di popoli, l’Europa dei popoli, e quindi cara Geri chi meglio di te può rappresentarci?

Se conoscerti è stata una ricchezza, sostenerti nel tuo bel viaggio politico diventa una causa. La causa di tutti quelli che scelgono di nutrire la mente e non di sfamare la pancia. L’Europa prima di tutto è spirito, lo spirito libero che viene da menti libere. E la libertà della mente rimane la battaglia più bella dei nostri tempi.

* L’autrice insegna sociolinguistica all’Università di Bologna. In Albania è stata parlamentare per due legislature con il Partito Socialista 

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