Una giovane albanese candidata alle regionali lombarde - Shqiptari i Italisë

Shqiptarë të Italisë
La nuova Italia tra le nuove generazioni: Bruna Kola Mece, candidata al Consiglio regionale per Liberi e uguali di Bergamo

Ha 25 anni, albanese di nascita, italiana di fatto, laureanda in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. All'età di 16 anni ha cominciato a interessarsi di politica, affacciandosi a un mondo che le apparteneva più di quanto pensasse: le seconde generazioni.

L'associazione ANOLF di Bergamo (Associazione Nazionale Oltre Le Frontiere) la scelse per il coordinamento giovani. L'obiettivo principale era quello di contribuire a creare una società aperta verso le diversità, in un mondo sempre più multietnico e multiculturale. “Libertà e uguaglianza divennero così i pilastri ideologici della mia persona” afferma lei, continuando: “Negli anni mi sono immersa in diverse battaglie: lotta alle mafie con Libera, volontaria a sostegno dei diritti fondamentali dell'uomo con ActionAid e operatrice presso l'associazione Sconfinando impegnata sui temi dell'immigrazione”.

Arrivando ai giorni d’oggi, alla candidatura di Liberi e Uguali per il Consiglio regionale di Lomardia. “Ho accettato la candidatura con entusiasmo, per mettermi in gioco rappresentando la voce di chi non può farlo; credo che i giovani possano essere il tassello fondamentale per ricucire tutto ciò che hanno diviso. Cercare di ottenere i diritti fondamentali per la dignità della persona: casa, istruzione, salute. – dice Bruna - Combattere le disuguaglianze di genere, la questione femminile nel mondo del lavoro come primo mattone. Portare le seconde generazioni straniere a sentirsi "prime" come tutti gli italiani. Temi che perseguirò con tenacia, perché bisogna lottare fino in fondo”.

Bruna Kola Mece, so che le piace portare anche il cognome di suo nonno materno. Che cosa porta oggi nella politica italiana dal suo paese di origine Albania e quello che lo ha crescita e formata, l’Italia?

Bruna ad oggi nella politica italiana può portare ciò che si chiama coraggio. Mi piace definirlo così, perché ci vuole davvero coraggio per scegliere e per rappresentare. Ci vuole coraggio per decidere di cambiare, non tutti fanno questo piccolo passo in avanti. Forse le persone ad oggi si sentono nauseate dalla politica, sono disinnamorate. Tutto questo è comprensibile, ma per me è passione.

Quali cambiamenti neccessari può portare una giovane come lei, parte delle considette "seconde generazioni" nell'ambito della politica migratoria italiana?

Spesso ho visto la mia candidatura alla regione come una forma di riscatto, perché come me, tutti i giovani di seconda generazione si portano alle spalle valige colme di speranze per sentirsi accettati in qualche modo. Sapere che forse una “ voce “ ti può sostenere, ti può capire più di altri, ti sentì un po’ più a casa così per me è fondamentale. Cercare di coinvolgere chi per tanto tempo è stato escluso.

Perché ha scelto di presentarsi con Liberi e Uguali? In cosa la rappresenta al meglio questo partito?

Ho scelto di accettare la mia candidatura all’interno di Liberi e Uguali perché forse tutto quello che vorrei spiegare è già rinchiuso nel nome stesso. In questa lista, che è fondamentalmente l’unione di tre partiti, io provengo da Sinistra Italiana. Ad oggi dico che dopo il 5 marzo dovremmo crearne uno di progetto politico sulla base di ciò che siamo. Liberi e Uguali rappresenta la più attenta lotta alle disuguaglianze. Nel nostro programma affrontiamo temi importanti non dimenticandoci di nessuno, perché sappiamo che l’Italia ha delle ferite ancora molto profonde. Vogliamo mettere al centro di tutto il lavoro, perché è da qui che si basa il primo articolo della nostra costituzione. Il lavoro dignitoso, ti rende libero. Il lavoro precario ti rende schiavo della vita stessa. Reintrodurre l’articolo 18 e l’abolizione del Jobs Act. L’Italia si trova al penultimo posto in Europa per quanto riguarda l’occupazione femminile e ai primi posti per disoccupazione giovanile. Bisogna ripartire da qui, bisogna trattenere le 500 mila persone che quasi ogni due anni lasciano il nostro paese.

Ha trovato delle difficolta in questo cammino?

Ovviamente se ogni cammino fosse privo di ostacoli non potremmo nemmeno definirla esperienza. Le difficoltà che ho riscontrato si sono basate su una discriminazione sessista e razzista, che ad oggi non attacca solo me, ma tutti. Però non vorrei nemmeno definirle difficoltà, per me sono sicuramente motivo di amarezza ma ho cercato di combattere le cattiverie nel modo opposto, facendomi forza su tutte quelle persone italiane e non che mi hanno appoggiata e mi hanno dimostrato quanto sia importante che io persegua i miei obbiettivi senza abbassare lo sguardo. Così ho fatto, mi sono armata di sorrisi e gentilezza, perché credo sia il dialogo l’unica arma possibile per contrastare il mondo crudele di internet a volte.

Quale è il suo sostenitore più grande?

Ovviamente posso dirlo con fierezza la mia fan numero 1 è mia madre. A lei devo molto, devo sopratutto l’amore per ciò che faccio che mi è stato tramandato tramite il suo lavoro anno dopo anno. La sua attenzione minuziosa, la sua caparbietà hanno costruito piccoli pezzi di puzzle dentro di me e mi hanno portata qui.

Bruna, lei è cresciuta in una famiglia che conosce bene il terzo settore, il mondo del volontariato e dell'associazionismo, parlo qui di Sconfinando, un associazione che la sua mamma porta avanti da anni aiutando centinaia di connazionali e migranti di superare le difficolta della burocrazia e delle leggi migratori che oggi vivono in Italia. Quali leggi le piacerebbe cambiare?

L’immigrazione l’ho vissuta, non in primo piano forse come la mia famiglia ma io le sensazioni dell’abbandono da una terra all’altra le ho ancora addosso. Proprio per questo non dobbiamo permettere al malfunzionamento dello stato sociale di rendere questa terra deserta. Stiamo cercando di riformare una nuova sinistra che sappia accogliere le esigenze di tutti. Che metta sullo stesso piano la figura femminile, per secoli discriminata da logiche massoniche di uomini che hanno scelto per fin troppo tempo. La cultura deve avere un libero accesso dalla culla all’università. La salute non deve emarginare nessuno. 12 milioni di italiani rinunciano alle cure perché i costi aumentano, vogliamo interrompere questa privatizzazione e riportare il finanziamento alla sanità nella media europea. Questi sono solo alcuni dei motivi che mi hanno resa parte di Liberi e Uguali, motivi di cui vado orgogliosa perché lì dentro ci sono io al 100%. 

Pensa che la politica italiana di oggi usi la figura del migrante per raccogliere consensi o sia puro bisogno di cambiamento?

L’iter burocratico in tema migratorio è più che straziante. Molti cittadini stranieri dovrebbero essere affiancati in questo, la comprensione della lingua di per sè si presenta difficile, c’è bisogno di sostegno a tutti gli effetti. Credo che una legge da cambiare sia assolutamente la Bossi Fini, il disastro per eccellenza dove a farne le spese sono stati sempre gli immigrati e mai i datori di lavoro. Bisogna introdurre un permesso di ricerca  lavoro e meccanismi regolari, promuovere la nascita di un unico sistema di asilo europeo che superi il criterio del primo paese d’accesso e che comprenda canali umanitari e missioni di salvataggio. Ecco forse bisogna avere la capacità di non lasciare le persone da sole, da qui parte la mia politica, persona per persona

Marsela Koçi