Importante il nostro contributo attivo nella vita politica, sociale e civica italiana - Shqiptari i Italisë

Të jetosh në Itali
Con la candidatura di tantissimi connazionali, tutta la comunità albanese in Italia sta affermando con tenacia e forza una propria posizione, palesando che ci siamo anche noi con un ruolo attivo in questo Paese e abbiamo tanta voglia di cambiarlo, perché i nostri figli nati qui o arrivati piccolissimi in Italia, così come i figli di tutti gli italiani, ci chiedono, esigono e meritano un Italia migliore
Di Klodiana Çuka *

 

Vedere oltre 100 candidati concorrere per le elezioni comunali in Italia è certamente un dato molto significativo. Seppur possa destare stupore forse tra gli italiani, per noi albanesi, allo scoccare dei 30 anni della nostra presenza in Italia, in seguito alla massiccia ondata di arrivi sin dai primi anni Novanta, significa senza dubbio aver raggiunto un alto traguardo ed un significativo livello di integrazione che fa battere forte il cuore e riempie di orgoglio tutta la comunità albanese.

Siamo la comunità extracomunitaria più numerosa in Italia e oramai non solo integrata, ma corriamo anche il rischio di assimilazione. Gli albanesi in Italia sono oltre 500 mila e possiamo senza mezzi termini parlare di una integrazione – grazie a tanto lavoro e impegno – ben riuscita.

Siamo stati proprio noi che abbiamo trasformato l'Italia da Paese di emigranti in paese che per la prima volta ha dovuto affrontare a marzo del ‘91 l'immigrazione di massa. Nessuno può dimenticare le immagini del porto di Brindisi e dello stadio di Bari, quindi questo nuovo dato oggi che si aggiunge ai bambini albanesi sempre tra i primi della classe, agli studenti albanesi laureati con il massimo dei voti, alle imprese fondate da cittadini albanesi tra i primi posti nelle statistiche economiche, dimostra la fattiva l'integrazione della comunità albanese in Italia, oltre che tangibile, e denota il raggiungimento di una maturità civica, di piena e attiva cittadinanza, oltre che una consapevole condivisione del contesto in cui si vive.

Per la mia diretta esperienza, la presentazione delle candidatura alle elezioni e soprattutto alle comunali, racchiude in sè due elementi fondanti.
La voglia di mettersi in gioco e di offrire il proprio valore aggiunto per migliorare il contesto e la città in cui si vive per scelta, vuol dire: forte attaccamento verso il proprio territorio e tanta voglia di cambiarlo. Questa maturità civica raggiunge l'apice di espressione della partecipazione attiva e di consapevole cittadinanza, già per un cittadino natio, proprio con la candidatura alle elezioni locali, mentre senza dubbio raggiunge l'apice del processo di integrazione per un cittadino con il doppio passaporto.
In secondo luogo, chi decide di candidarsi con coraggio ci mette senza dubbio la propria faccia. Azione che comporta sacrificio ma fatta per offrire più vigore ad un determinato schieramento. 

Ricordando la mia campagna elettorale per le regionali in Puglia nel 2010, posso affermare che si tratta di un salto al buio molto coraggioso, soprattutto per i giovani che hanno una vita avanti e che con il passare degli anni le scelte politiche possono cambiare. Ebbene, seppur la candidatura sia un passo che senza dubbio porterà delle conseguenze, positive certamente in caso di vittoria, si tratta sempre di un investimento per la crescita personale, diventa più complicato in caso non di vittoria, perché comunque ci si è schierati. Ma la voglia di mettersi in gioco e donarsi è' talmente forte che fa affrontare tutto con una grande forza trascinante colma di adrenalina, esperienza eccezionale che lo si porta con se per sempre nella vita. 

Ed non per ultimo aggiungerei che con la candidatura di più di cento connazionali albanesi, tutta la comunità albanese in Italia sta affermando con tenacia e forza una propria posizione, palesando che ci siamo anche noi con un ruolo attivo in questo Paese e abbiamo tanta voglia di cambiarlo, perché i nostri figli nati qui o arrivati piccolissimi in Italia, così come i figli di tutti gli italiani, ci chiedono, esigono e meritano un Italia migliore. 

Come spiegherei qualche candidatura di nostri connazionali con forze estremiste? Mah! Una domanda impegnativa e chi come me ha dedicato gli ultimi 21 anni della sua vita ai migranti e alle politiche migratorie dovrebbe rimanere oggi, per le attuali scelte e politiche che stiamo assistendo, sorpresa. Invece di getto con sorriso, risponderei: allora se alcuni candidati albanesi hanno scelto delle liste estremiste, perche tutta l'Italia da "Roma ladrona" in Calabria e Sicilia, voterebbe oggi tali movimenti? Si sono dimenticati i meridionali di tutti i dispregiativi che rimbombavano e ululavano dai comizi nordisti di Umberto Bossi, raggiungendo il Sud Italia ed il Salento la mia Splendida Terra di adozione, persino attraverso il vento che spingeva con tanta forza e disprezzo tali indimenticabili appellativi? 

Tuttavia, aggiungerei, importante partecipare attivamente nella vita politica del Paese che ci ha ospitato, ricordano a me stessa che sin da subito appena arrivata in Italia ho trovato la mia collocazione politica in una costola della destra italiana, dove nelle prime riunioni sentivo che il pensiero politico di Alleanza Nazionale si basava su tre valori fondanti: Dio, Patria e Famiglia. Per me nipote del primo declassato albanese, rimasta orfana grazie al regime totalitario comunista socialista, tali esclamazioni penetrarono profondamente nel mio essere di ventenne arrivata in Italia con troppa voglia di fare, tanta voglia di di riscatto, di istruirsi, di fare e cambiare il Mondo! Ma quando nella mia città di Lecce iniziavo a scoprire le politiche di inclusione per i migranti e iniziai nel 1998 ad essere parte attiva di quelle politiche, proprio come volontaria e interprete di albanese nello Sportello per gli immigrati del Comune di Lecce, mi trovai in un modo che mi inghiottì totalmente e travolse la mia vita. Diventando al Comune di Lecce esperta e progettista dei fondi della comunità europea, portai la città di Lecce in giro per il mondo come L'Eccellenza delle politiche migratorie, essendo anche premiata per questo. Seppur fui molto criticata, pagando persino tante conseguenze personali e con ricadute negative e di vendetta anche su Integra Onlus fondata da me nel 2002 e che tutt'ora presiedo, la mia voglia di fare era troppo grande e partecipare nella destra leccese e salentina trovai il posto per esprimere le mie capacità e dare il mio contributo alla città e alla mia regione. Ricordo ancora con tanta gioia ed entusiasmo sia la mia campagna per il consigliere aggiunto comunale di Lecce nel 2005 che la campagna per le regionali. Anche nelle Europe di dieci anni fa andai molto vicino alla candidatura, ma la vita poi dopo il 2011 ha deciso per me, schierandomi sempre di più verso le politiche sociali e degli ultimi, ambito che richiede l'impegno di tutti e non guarda il colore politico ma solo la Persona, il bene che ognuno di noi ha nel cuore e ciò che può donare agli altri e al bene comune. 

A differenza di un candidato italiano che è nato qui ed ha vissuto tutte le fasi, corsi e riscorsi storici del Bel Paese, ritengo non sia giusto nei confronti del candidato di origine straniero, esprime giudizi o pregiudizi, tanto meno per partito preso. Possono essere tante le motivazioni di tale scelta. Così come ho motivato le mie, che per molte molte persone anche cari Amici erano in quei anni incomprensibili, ma scelte che hanno ripagato con molta soddisfazione la mia crescita personale e professionale e mi hanno portato ad una scelta ancora più importante di dedicarmi alla più nobile politica, quella del servizio agli ultimi. Se non mi fosse calata animo e corpo nella vita politica, toccando con mano il sistema è prendendomi qualche scottatura, non sarei arrivata con serenità e convinzione alla scelta di oggi. Proprio per questo ribadisco che per chi non è nato in Italia, ma ha scelto con forza condividere tutto dell'Italia, sia più importante la partecipazione nella vita politica del paese, l'affermazione di un proprio punto di vista e la maturità etica e civica in un processo di autodeterminazione consapevole. 

Certamente scegliere la parte più giusta per i più deboli ed il bene comune, è sempre la scelta migliore. 

Ma qui andiamo ad aprire un dibattito senza termini, che non spetta certamente a noi, nuovi cittadini italiani, esaurirlo. Ritengo che dare il nostro contributo attivamente nella vita politica, sociale e civica italiana è molto più importante, per tutta la comunità italiana, per la nostra comunità e per la diaspora albanese e non per ultimo sopratutto per insegnare e lasciare qualcosa alle nuove generazioni.

Certamente, la candidatura di molte donne è senz’altro una testimonianza di un’ulteriore emancipazione, di un ruolo sempre crescente delle donne nella società. Anche se noi donne albanesi con orgoglio vantiamo molta emancipazione.
Il ‘68 albanese in salsa cinese, portò la donna in Albania al raggiungimento di grandi traguardi professionali e civili. In Albania molto prima che in Italia le donne ministro, generale d'esercito, medico, pilota, trattorista e in altri professioni cosiddetti maschili, sono sempre state sempre numerose.

Ma vedere oggi tante donne connazionali nelle liste comunali italiane è una bella conferma che la donna albanese con tenacia, l'orgoglio delle aquile e perseveranza va sempre avanti, per affermarsi e collocarsi in una società che ha scelto con consapevolezza e autodeterminazione. Io ho sempre sostenuto che la migrazione è donna, perché ci vuole molto coraggio e spirito di sacrificio e le donne sono state sempre il motore trainante dei flussi e dei processi migratori, quelle che sono partite anche prima degli uomini e poi hanno reso possibile il raggiungimento familiare e quindi tale risultato acquisisce ancora più rilevanza e importanza in questo contesto elettorale, in un paese diverso dal natio.

La candidatura di Geri Ballo per il Parlamento europeo rappresenta certamente il primo passo verso un nuovo percorso tutto da esplorare e, perché no, un apripista per il traguardo ancora più importante: l'ingresso dell'Albania in UE. Inoltre tale candidatura è espressione di un lavoro di Geri Ballo che parte da lontano e quindi testimonianza di costanza, volontà di inserimento e tanta voglia di mettersi in gioco non solo per se stessi ma per tutta la comunità. È diverso suggerire da esperto e tutt'altra storia essere parte del legislatore. Per questi motivi e tanti altri alla portata di tutti in questi giorni di frenetica campagna elettorale, oltre che per tutte le sue qualità umane, intellettuali e professionali Geri merita essere appoggiata pienamente e profondamente prima di tutto da noi connazionali albanesi, ma anche dai giovani italiani e quelli italiani che credono ancora all'onesta, al volto pulito e alla freschezza delle idee e alla tenacia nell'impegno, come sanno fare tutte le Donne Albanesi! 

Credo fortemente che Geri Ballo sia un valore aggiunto, non solo per il sud dell'Italia, circoscrizione nella quale si candida, ma anche per il pieno inserimento dell'Albania nell'Unione Europea. E parte proprio da queste motivazioni la nostra forza di presentazione e di convincimento per far votare Geri Ballo.
La classe emergente politica non di origine italiana, può essere un valore aggiunto per più comunità e per tutta la comunità europea, anche perché chi è portatore di più lingue e più culture automaticamente diventa valore aggiunto per un nuovo contesto. E noi i nuovi cittadini, provenienti da uno dei Paesi piu giovani d'Europa, che abbiamo fortemente scolpito sulla nostra pelle la fatica dell'inserimento e dell'integrazione in Italia, abbiamo tanto da dare e possiamo donare tanto al vecchio Continente, per renderlo migliore e più giovane e vigoroso.
Io lo dico con convinzione: votare Geri Ballo, per un Europa Unita e più Giusta ed Equa per tutti!

* Klodiana Çuka è fondatrice e Presidente di "Integra Onlus" e di "The Bridge for The Future"