Brindisi. Al teatro la tragedia di Katër i Radës - Shqiptari i Italisë

Katër i Radës
Venerdì 28, sabato 29 e domenica 30 marzo, alle 21,00, all'ex-Convento di Santa Chiara, Museo della Memoria Migrante di Brindisi, va in scena la prima ufficiale dello spettacolo teatrale “KATER I RADES Secondo movimento” la nuova produzione della Residenza Teatrale di Mesagne (Br) – Thalassia, di Francesco Niccolini, lo stesso autore del testo “Non abbiate paura - Grand Hotel Albania” scritto di tre anni fa in occasione del 20ennale degli arrivi degli albanesi in Puglia

«Non discuterò qui l’idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni. Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri». (don Lorenzo Milani, Lettera ai cappellani militari della Toscana 28 marzo 1997).

Storia della Katër i Radës

Canale di Otranto. Alle ore 18 e 57 Nave Sibilla, corvetta della Marina Militare Italiana, sperona la Katër i Radës, una motovedetta albanese, nel tentativo di impedirle di continuare il proprio viaggio verso l’Italia. A bordo uomini, donne e bambini: più di cento, su una barchetta omologata per nove persone di equipaggio. Se ne salvano una trentina. Tra cadaveri e dispersi mai più ritrovati, sono 81 le vittime albanesi.Ottantuno, come a Ustica. E, come a Ustica, c’è la netta impressione che non tutti lavorino per raggiungere la verità e ottenere giustizia. Inizia con l’affondamento della Katër i Radës il lungo funerale del mare che non si è più concluso, e che nell’ottobre 2013 ha raggiunto dimensioni spaventosi con la morte di quasi quattrocento migranti a poche centinaia di metri da Lampedusa.

Lo spettacolo prova a ricostruire quei tragici momenti. Lo fa mettendo il teatro e i corpi dei due attori protagonisti al servizio di qualcosa di unico: perché questo non è uno spettacolo “normale”. Qui tutto ciò che è in scena viene dal relitto della Katër i Radës: da due anni Thalassia ha recuperato il motore e la parte lignea della motovedetta, centinaia di assi lunghe un metro e mezzo, pesanti, rugose, segnate da un anno in fondo al mare, dieci anni di abbandono nel porto di Brindisi e dallo strazio di 81 vite perdute. Come segno di pacificazione il motore e metà dei legni è in corso di restituzione al governo albanese e diventerà un monumento al porto di Valona. Con l’altra metà dei legni, a Brindisi, nel centro culturale Santa Chiara, sorgerà il primo Museo della Memoria Migrante.

Una ventina di quelle assi infine, e una quantità incredibile di serrature, danno corpo alla scena dello spettacolo. Uno spettacolo che non prova nemmeno a ricostruire, ma dove l’obiettivo è la pancia e il cuore, le illusioni e le speranze, le menzogne, il diritto di cittadinanza, che cosa vuol dire essere straniero e che cosa è la patria.

Trama

Due albanesi aspettano. Aspettano che la Katër salpi. Che l’Italia arrivi. Che le navi militari che gli girano intorno, 20 volte più grandi della vecchia motovedetta albanese, li vadano a salvare. Uno gioca con un pallone, l’altro fuma. Parlano di cose da niente, apparentemente inutili, forse anche stupide, superficiali, semplici. Hanno parenti a bordo, figli, mogli. E poi succede che accade l’inimmaginabile ed è subito notte.

Thalassia e la Katër i Radës

A Brindisi lavora Thalassia, che da alcuni anni prova a far teatro, il suo teatro d’art brut. Lo fa con i boschi e con gli alberi, con legni spiaggiati e roba da buttare. Normalmente Thalassia racconta di foreste e di vento e di tutto ciò che vi è di umano, tra le foreste e il vento. Con questo nuovo lavoro Thalassia parla ancora di legno, ma un legno pescato in fondo al mare, come questi “umani” resti recuperati due anni fa da uno sfasciacarrozze, gettati via da chi stava costruendo il monumento alla Katër che da un paio di anni è sorto a Otranto. Quei legni così addolorati sono diventati il simbolo della battaglia che tutte le persone coinvolte – e sono sempre di più – stanno portando avanti. Semplicemente in nome di un modo più onesto di affacciarsi – tutti – sullo stesso mare.

Info su:  www.cooperativa-thalassia .