Katër i Radës diventi simbolo della tragedia - Shqiptari i Italisë

Katër i Radës

Appello del presidente di Skanderbeg di Bologna, Giuseppe Chimisso

Gentile Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola,

ho visto tempo addietro, sul sito di Pugliantagonista, la foto della carcassa del guardacoste albanese Katër i Radës, affondata la notte del Venerdì Santo del 1997, dalla nave militare italiana ‘Sibilla’.
Scafo corroso dalla ruggine, fermo ancora lì dove anni fa l’ho fotografato, allora seminascosto da un peschereccio, in un remoto angolo del porto di Brindisi.
Inutile dire che quella immagine mi ha fatto venire un groppo alla gola.

Katër i RadësMi sono balenate nella mente le immagini addolorate dei superstiti dell’affondamento, allora alloggiati nella Caserma Caraffa di Brindisi e del loro fiero portavoce Sig. Krenar Xhavara, da allora divenuto mio amico, superstiti i quali, dopo uno sciopero della fame ottennero di riportare a terra lo scafo, dal fondo degli abissi, con il suo pietoso carico umano. Mi sono ricordato del giro effettuato nell’accompagnare Krenar, nel mercato di Brindisi, per comperare un vestitino da adagiare sui resti del corpicino, ormai saponificato, della sua piccola figlioletta Kredes di sei mesi ed uno scialle da porre sul corpo della moglie Dessantila, di ventiquattro anni, entrambe estratte dalla Katër i Radës, assieme agli altri sfortunati, dopo più di sette mesi dall’affondamento.

Quel che rimane del relitto è oggi solo in apparenza un oggetto inerte ed abbandonato dall’ignavia degli uomini. Ha un valore simbolico intrinseco grandissimo, non solo per le famiglie delle vittime, ma per la coscienza civile di due popoli: quello italiano e quello albanese.
E’ la testimonianza viva di un’immane tragedia che è costata la vita ad 86 persone delle quali sono stati recuperati i corpi, oltre ad una ventina di dispersi.

Proprio per questo condivido l’idea di alcuni familiari delle vittime che risiedono nel territorio bolognese e dei parenti dell’Avv. Giuseppe Maria Baffa, morto tragicamente nel recarsi alla prima udienza nel Tribunale di Brindisi, per difendere i parenti delle vittime, idea che a Te, caro Presedente rilancio, affinché lo scafo della Katër i Radës. simbolo di una grande tragedia del mare, tragedia frutto di una vergognosa campagna d’intolleranza sviluppatasi nel nostro Paese, non sia lasciato abbandonato e nelle condizioni in cui versa oggi.
Le tante promesse passate, fatte da vari politici, sono state portate via dal vento; politici senza scrupolo che sperano di far lavorare il tempo e l’oblio che questo porta con se.

Il relitto necessita di attenzione e della necessaria cura per potersi predisporre a coltivare la memoria del passato e di ciò che non deve più accadere. Qui a Bologna, attorno ai resti dell’aereo dell’Itavia, abbattuto ad Ustica nel 1980, è stato creato un Museo della Memoria ed attraverso l’arte, i resti del disastro in cui persero la vita 81 persone, cessano di essere meri simulacri. E’ stato conferito un valore aggiunto al valore simbolico del relitto, attorno al quale la comunità cittadina, tutta, si ritrova. Perché non pensare ad un’iniziativa simile anche in Brindisi?

La popolazione pugliese ha già dato prova in passato, nell’accogliere fin dentro le proprie case migliaia di profughi albanesi, di possedere un alto e nobile senso di solidarietà e civiltà. Questo rimane scritto nella storia delle genti rivierasche in modo indelebile.

Spero e credo Signor Presidente, che questo appello non debba essere lasciato cadere nel vuoto.

Ancora una volta deve essere il senso civico dei discendenti delle antiche civiltà dell’Apulia a trionfare, in controtendenza rispetto alle contaminazioni che provengono dai miasmi xenofobi e razzisti nascenti dallo stolto pregiudizio che sembra voler dominare questa società ormai alla deriva.

Distinti saluti,
Giuseppe Chimisso
Presidente
Associazione Skanderbeg, Comunità albanese di Bologna
Bologna, agosto 2010