Indipendenza nazionale e Dipendenza universale - Shqiptari i Italisë

Veprimtari
Mostra multimediale degli  artisti albanesi Alfred Mirashi (Milot), Agim Sulaj, Arta Ngucaj & Arben Beqiraj, Frederik Ivanaj, Armand Xhomo, Orenada Dhimitri, Anila Zajmi-Katanolli, Parlind Prelashi, Gëzim Mehmeti, Anila N. Zajmi, Alban Berberi, Anxhela Hoxhalli e Lori Lako, Xhovalin Delia, Albert Dedja, Agim Hajzëri, Anila Shapalaku, tutti quanti “figli delle aquile del Paese di fronte”, che verrà inaugurata il 17 febbraio 2012, alle 16.00 nelle bellissime sale del Museo della Civiltà Romana a Roma, nell’ambito di degli eventi “Il Paese di fronte – Gli albanesi d’Italia festeggiano i 100 anni dell’Indipendenza”

Come spesso accade nel micro e nel macro mondo, nelle grandi e piccole società, nella scienza e nell’arte, fasi preparatorie fatte di piccoli passi avanti dalle grandi o piccole nazioni sono la necessaria premessa delle “svolte” successive.

Il 28 novembre 1912, fu il punto di svolta per la nostra indipendenza e per la storia dell’Albania.

Per definizione l’Indipendenza è la situazione in cui un paese non è sottomesso all’autorità di un altro paese. Oggi, nel 2012, la Repubblica dell’Albania compie 100 anni come stato indipendente. Questa realtà, grazie alla saggezza, alla resistenza, alla densa e intensa  identità albanese e il sangue dei nostri antenati, e dall’altra parte grazie alle regole dell’armonia mondiale e della legge universale. Un miracolo?

“L’uomo ragionevole si adatta al mondo, quello irragionevole s’intestardisce a cercare di adattare il mondo a sé. Per questo tutti i progressi sono opera dell’uomo irragionevole” – risponderebbe G.B.Shaw.  

Partendo dal presupposto possibile della sovrapposizione tra scala planetaria e l’arte in generale, pur essendo l’anniversario della nostra indipendenza, cui si dedica il mese di eventi “Il paese di fronte”, l’orientamento artistico della mostra collettiva che presentiamo non è stato solo l’indipendenza nazionale della provenienza, ma soprattutto la nostra integrazione e convivenza civile con i “nativi” della rimanenza. È ovvio che la voce della nostra terra ci ha richiamato e inspirato per questa performance artistica dedicata appunto l’anniversario dell’indipendenza nazionale, ma quella che ci spinge oltre, ad avvicinarsi a un'altra dimensione non esplicitamente percettibile, è la nostra dipendenza, non nazionale, né internazionale ma quella universale, la convivenza con i nostri con-planetari. A questa regola sacra invisibile ma presente fisicamente intorno a noi, tutti dobbiamo esservi consapevolmente sottomessi. La inconsapevolezza non ci rende “indipendenti”.

Questo modo di osservare e ragionare, in apparenza un po’ bizzarro, più irrazionale che razionale, per gli artisti è un modo naturale di vivere, di creare e di proporre, dopo un percorso fisico nel mondo reale e grazie alla convivenza sofferente e felice con quella virtuale. E più originale diventa per “i figli della natura” artisti senza passaporto e carta di identità. Proprio “l’universale”, cioè la magia dell’arte, insediato e incarnato nell’artista sarebbe l’energia che ci mette le ali e ci permette di volare nello spazio libero, oltre le frontiere nazionali, lì dove ogni essere libero ha il diritto naturale di vivere e prosperare, ovviamente “con il permesso di soggiorno”.

Questa non è una surreale fantasia d’artista ma l’armonia reale dell’universo, vissuta e interpretata nelle diverse opere d’arte, figurativo, astratto e concettuale che verranno esposte nella mostra multimedia intitolata “Indipendenza nazionale & Dipendenza universale”. Gioco di parole?

Che cosa sarebbe l’indipendenza di un elemento, dell’uomo o di una nazione se non le loro relazioni, la dipendenza o meglio la sottomissione all’armonia universale? Proprio quest’ultima ci fa sentire liberi e indipendenti, specialmente i volatili artisti “senza patria” o meglio “i cittadini del mondo”. Essere in possesso di questa dimensione non facilmente percettibile, è un privilegio ma non solo degli artisti, anzi, tutti quanti dobbiamo sforzarsi a osservarlo, capirlo e stare al gioco d’armonia perché a ognuno di noi, nel posto giusto e per un tempo determinato tocca a fare la sua parte nella questa magica orchestra universale: quanto più sapienti e consapevoli per l’armonia naturale che ci circonda ci saremmo, tanto più liberi e indipendenti dalla pazzia umana vivremmo. Proprio questo concetto è stato il filo conduttore artistico filosofico della mostra multimediale degli eccellenti  artisti albanesi Alfred Mirashi (Milot), Agim Sulaj, Arta Ngucaj & Arben Beqiraj, Frederik Ivanaj, Armand Xhomo, Orenada Dhimitri, Anila Zajmi-Katanolli, Parlind Prelashi, Gëzim Mehmeti, Anila N. Zajmi, Alban Berberi, Anxhela Hoxhalli e Lori Lako, Xhovalin Delia, Albert Dedja, Agim Hajzëri, Anila Shapalaku,tutti quanti “figli delle aquile del Paese di fronte”, che verrà inaugurata il 17 febbraio 2012, alle 16.00 nelle bellissime sale del Museo della Civiltà Romana a Roma.

Pur essendo esposti nel cuore del gigante museo della civiltà romana, nelle importanti sale di stile architettonica autoritaria dell’edificio che ospiterà la mostra, non sarà difficile riconoscere l’originalità, il temperamento, la sensibilità, i colori, il concetto civile e artistico della provenienza e della convivenza degli artisti albanesi nella civiltà Occidentale.

Uno sforzo razionale di adattare il mondo a sé, oppure il destino del uomo irrazionale? Un grande passo ragionevole di una piccola nazione avanti, come una premessa delle “svolte” successive che verranno, - sarebbe una delle risposte.

Curatore della mostra
Xhovalin delia
Pittore – regista - scrittore
www.xhovalindelia.it

Alcune delle opere della mostra

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