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Elezioni a Roma. Claudio Paravati: un impegno al plurale

Claudio Paravati, molti di noi la conoscono come il giovane Direttore di “Confronti”. Eppure ha maturato tante esperienze…

Con i miei 39 anni, infatti, mi sento giovane. Mi sono laureato in filosofia e poi a Verona ho terminato un dottorato, sempre in filosofia. Roma è la città dove io e mia moglie abbiamo deciso di vivere e dove far crescere le nostre due figlie. A Roma lavoro in qualità di direttore per “Confronti”: una rivista e centro studi che mette al primo piano i temi del pluralismo culturale e del dialogo interreligioso. Ma collaboro con Fondazioni, Enti, Università e il Dossier Statistico Immigrazione (Idos/Confronti).

La sua candidatura come consigliere al comune di Roma nella lista Gualtieri è stata un po’ una sorpresa.

Provengo dalla società civile. La mia candidatura è nata proprio sull’onda dell’impegno speso in questi anni di direzione di Confrontiuna testata storica,aperta al dialogo, ma tenacemente ancorata alla sua identità di voce critica, anche nei riguardi delle forze politiche del centrosinistra, PD compreso. Sulla base della mia esperienza, sogno una Roma “città aperta”, amministrata laicamente, ma nel riconoscimento del suo eccezionale patrimonio religioso e del pluralismo che la attraversa, consapevole dei suoi gravissimi problemi ma anche fiduciosa nelle sue risorse umane, intellettuali e tecniche. Bisogna pensare al centro della città ma anche alle periferie, creando una efficiente mobilitàe trovare soluzioni concrete per far fronte all’invadenza del traffico, ai rifiuti, all’inquinamento, al degrado e alla violenza dilaganti, alla fatica di una città poco o mal governata. Per me la candidatura ha senso solo se si trasforma in occasione per incontrarci, parlare, raccogliere e istruire proposte.

Lei parla spesso di “Roma plurale”. Che significa?

Roma è sempre stata plurale. Lo slogan “Noi, Roma plurale”, descrive bene la mia idea dell’attenzione al prossimo, a chi mi è vicino, riconoscendo la pluralità delle storie, delle provenienze, dei mestieri, delle condizioni di vita, di partenza o di arrivo che siano. Le disuguaglianze sono aumentatene gli ultimi anni nel nostro Paese e non abbiamo saputo dare risposte giuste, a favore delle giovani generazioni. Sono convinto bisogna bloccare ogni forma di ideologia o propaganda lesiva della pluralità. Sono contro i “fascismi” di ogni forma, contro razzismi, le discriminazioni, di qualsiasi tipo.

Lei è un ottimo conoscitore delle religioni? Come le sembra la realtà albanese?

In Albania ci sono stato diverse volte e per motivi differenti. Mi sono trovato benissimo. E’ un Paese straordinario, con gente straordinaria, con una storia straordinaria. L’Albania è stato da sempre un crocevia di culture e religioni, dove passava anche la divisione tra l’Impero Romano-Cattolico e quello Bizantino-Ortodosso, per non parlare di cinque secoli di dominio ottomano. Oggi l’Albania è conosciuta nel mondo per la sua pacifica convivenza religiosa, come un luogo di incontro e di rispetto tra diverse fedi. Il quadro tradizionale religioso albanese è molto variegato: mussulmani (sunniti e bektashi) e cristiani (ortodossi e cattolici). I matrimoni misti tra membri di diverse fedi sono la normalità. La situazione attuale si presenta più dinamica, ma tra gli albanesi persiste il grande valore della convivenza religiosa e il rispetto per la fede degli altri.

Anche a Roma ci sono tante religioni?

Certamente, Roma è una città che ha accolto, oltre a quella cristiano cattolica, un eccezionale numero di presenze: ebrei, cristiani ortodossi, cristiani protestanti (valdesi, metodisti, battisti, pentecostali etc); musulmani, induisti, buddhisti, sikh e altre comunità di fede che costituiscono un eccezionale patrimonio spirituale e culturale tutto da valorizzare. La diversità è una risorsa preziosa su cui investire anche sul piano dell’amministrazione locale: aprendo spazi permanenti di dialogo e di espressione artistica delle varie comunità di fede, valorizzando luoghi storici del pluralismo, lanciando itinerari turistici ed educativi che raccontino le diverse anime della città. Ho una proposta concreta: la “Casa delle idee e delle culture”, ossia uno spazio aperto, di partecipazione, nel quale associazioni di vario tipo possano sviluppare le loro attività per contribuire alla crescita della città, veri e propri laboratori per il futuro di Roma che offrano anche ai giovani, a tutti i cittadini, un’“infrastruttura” nella quale dare forma ai loro progetti. Mi batterò fortemente per realizzarla.

Gli albanesi la conoscono per molte iniziative a favore della loro comunità, tra cui la questione delle donne e quella delle pensioni. E a livello locale?

La comunità albanese in Italia è tra le più integrate e dà un contributo notevole in termini economici e culturali, all’Italia ma anche all’Albania. Ho potuto conoscerla meglio durante la preparazione del volume “Donne d’Albania”, pubblicato qualche anno fa, che voleva attivare un processo di conoscenza generale e di riflessione sulle condizioni delle donne albanesi. Il libro mi ha dato l’opportunità di conoscere personalmente delle donne albanesi eccezionali, di grande spessore. A proposito, le do una notizia: stiamo lavorando per la pubblicazione del secondo volume sulle Donne d’Albania. Sarà una bella sorpresa…

Comunque, gli albanesi, donne, uomini e giovani, come anche tutti gli immigrati, hanno bisogno di luoghi a livello locale dove realizzare i propri progetti. I cittadini, nuovi e vecchi, necessitano di spazi di aggregazione, di aggiornamenti, di scambio. Questi spazi potrebbero essere interculturali, interreligiosi e intergenerazionali. La “Casa delle idee e delle culture” a Roma potrebbe essere, inoltre, un posto dove si impara l’italiano per le prime generazioni e la lingua del paese di origine per le seconde generazioni.

E le pensioni?

Appoggio con forza la necessità impellente della sottoscrizione di un accordo bilaterale Italia – Albania che riconosca ai lavoratori i periodi contributivi maturati nei due paesi. Molti immigrati albanesi non riescono a soddisfare i requisiti contributivi nei due Paesi, perché gli mancano contributi versati, in ciascuna delle due sponde dell’Adriatico, per maturare il diritto di andare in pensione. È una questione di giustizia sociale. In qualsiasi ruolo, con tutti i mezzi disponibili, mi impegnerò per il raggiungimento di questo obiettivo. A livello locale cercherò di snellire le pratiche burocratiche che devono affrontare i cittadini di Roma, di qualsiasi origine siano.

Quindi lei sosterrà l’idea della diversità al comune di Roma?

Assolutamente. La città di Roma è figlia delle diversità nella storia. La diversità è ricchezza, ma non solo: produce ricchezza. I nuovi concittadini provenienti da tutto il mondo sono i migliori promotori della romanità, delle bellezze e delle eccellenze di Roma. Ma bisogna sapere mettere in rete e promuovere queste energie. Mi impegnerò affinché lo slogan “Noi, Roma plurale” diventi concreto!

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