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Italiano obbligatorio per i commercianti. Arriva lo stop dall’Antitrust

L’amministrazione leghista di Mondovì aveva introdotto il requisito della conoscenza della lingua, con esame in Comune. Per il Garante per la concorrenza si tratta di “ostacolo ingiustificato”

Roma, 16 novembre 2016 – Se non conosci l’italiano non puoi aprire un negozio, un bar o una pasticceria e nemmeno vendere panini o birra al mercato. Succede (ancora per poco) a Mondovì, in provincia di Cuneo, dove dal 2012, grazie a una modifica voluta dall’amministrazione guidata dal sindaco Stefano Viglione, Lega Nord, nel regolamento di Polizia Urbana sono comparsi dei “requisiti obbligatori per avviare attività da parte di cittadini stranieri”.

In particolare, secondo l’articolo 66 ter, “i cittadini di nazionalità diversa da quella italiana, devono garantire il rispetto del requisito obbligatorio della conoscenza della lingua italiana, per avviare attività di somministrazione alimenti e bevande, di commercio al dettaglio di generi alimentari e non, di attività artigianali con vendita al pubblico di prodotti alimentari”. In caso contrario scatta una multa fino a 450 euro e la sospensione dell’attività.

Gli aspiranti commercianti immigrati devono presentare un titolo di studio conseguito in Italia o un’altra certificazione relativa alla frequenza di un corso di italiano. Se non ce l’hanno, scatta un esame in Comune, per dimostrare: “a) conoscenze di base della lingua italiana, b) capacità di lettura e comprensione di un testo italiano, c) conoscenza e padronanza, in lingua italiana, delle normative igienico – sanitarie vigenti, di quelle relative alla gestione dei pubblici esercizi, degli esercizi di vendita al dettaglio di prodotti alimentari e non e esercizi artigianali”.

La norma è però finita sotto la lente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che l’ha bocciata senza appello. Presenta infatti, scrive il presidente Giovanni Pitruzzella, “profili di criticità concorrenziale in quanto suscettibile di introdurre ingiustificati ostacoli al libero esercizio dell’attività commerciale in esame, non proporzionati rispetto alla tutela di interessi generali”. Insomma, complica inutilmente la vita agli imprenditori stranieri e quindi c’è meno concorrenza, a scapito dei consumatori.

L’Antitrust ricorda che la legge nazionale, così come quella regionale del Piemonte, già fissa dei requisiti per diventare commercianti: bisogna aver frequentato un corso professionale oppure aver conseguito un diploma o un laurea con materie attinenti all’attività che si vuole intraprendere oppure aver già lavorato in un’attività simile. La Corte Costituzionale ha dato anche il via libera al requisito della conoscenza della lingua italiana previsto da una legge della Lombardia sulla somministrazione di alimenti e bevande, ma solo perché era “alternativo” ad altri requisiti e non imprescindibile.

Al Comune di Mondovì non resterà quindi che rivedere il suo regolamento di Polizia urbana, eliminando l’italiano obbligatorio. L’amministrazione ha quarantacinque giorni di tempo per “comunicare le iniziative che intenderà intraprendere per ripristinare corrette dinamiche concorrenziali”.

Elvio Pasca

 

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