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Anbeta e Kledi danno un numero. Quello della ricerca sulla sclerosi multipla

I due talenti albanesi della danza, testimonial dell’AISM, Associazione Italiana Sclerosi Multipla, invitano tutti a donare il 5×1000 a favore della Fondazione per la ricerca sulla sclerosi multipla

Roma, 1 maggio 2013 – Che Kledi Kadiu e Anbeta Toromani siano due bravi ballerini, è cosa nota a tutti. Che le loro performance in tv e teatro siano seguitissime, ne abbiamo le prove continuamente.

Tanto per elencare gli ultimi successi dei due ballerini albanesi più famosi in Italia ricordiamo che in qualche puntata dell’ultima edizione di Progetti di Danza su Rai 5 abbiamo visto anche Anbeta accanto a Kledi che conduce con successo il programma da tre anni orsono. Al Teatro Nazionale di Bratislava (Slovacchia), Anbeta è in scena con il balletto “Romeo e Giulietta” di Sergej Prokofiev, nella versione del coreografo italiano Massimo Moricone. Delizia il pubblico nei panni di Giulietta, accanto a Alessandro Macario, primo ballerino del San Carlo di Napoli, in quelli di Romeo.

Di Kledi, ultimo in ordine di tempo, ricordiamo il successo con la partecipazione straordinaria al “Contemporary Tango” che fino a pochi giorni fa ha riempito tutti i giorni il teatro Vascello di Roma, e che in autunno sarà in tournee in diverse città italiane.

Oltre la danza, però, i due talenti li unisce anche il loro contributo nel sociale. Oggi sono testimonial dell’AISM, Associazione Italiana Sclerosi Multipla e invitano i loro fan a destinare il 5×1000 delle loro tasse alla ricerca.

Hanno fatto anche un video per sensibilizzare l’opinione pubblica. Semplice e divertente. Per dare un numero, quello del codice fiscale di FISM, 95051730109, da segnare nel riquadro per il finanziamento della ricerca scientifica e della università nel modulo della dichiarazione dei rediti. E se alla fine del video sentite Kledi parlare in albanese alla sua cara amica prima che collega, non si tratta di una svista di montaggio, ma di un elemento che è piaciuto tanto al regista da decidere di lasciarlo. Perché come dice giustamente Anbeta, “si può sensibilizzare anche con un sorriso”.

“Conosco da tempo l’associazione. Anche l’anno scorso sono stata nei loro stand e ho dato una mano alla raccolta fondi” racconta Anbeta per shqiptariiitalise.com. “Ogni volta in cui si pensa che la mia immagine o fama potrebbe essere d’aiuto nel sociale non mi tiro indietro. Perché aiutare il prossimo non è un peso. È un dovere e piacere poter dare un contributo”.

Nella stessa lunghezza d’onda del pensiero dell’amica anche Kledi Kadiu: “Sia io che Anbeta saremmo felicissimi se riuscissimo a convincere la gente a dare una mano alla ricerca scientifica per combattere la malattia. Inoltre, non costa niente, si dovrebbe scegliere solo di destinare una parte piccolissima delle tasse alla fondazione, segnando il codice fiscale” dice Kledi per shqiptariiitalise.com.

“Appena ci hanno proposto di diventare testimonial per la campagna di raccolta fondi, ci siamo messi volentieri a disposizione dell’associazione. Non perché abbiamo amici o conoscenti malati di SM, ma perché conoscendo un po’ questa grave malattia degenerativa ancora incurabile che si scopre in giovane età, pensiamo che poter aiutare la scienza a salvare la vita, è un dovere e un onore, nello stesso tempo”.

Quindi da UNICEF a AISM, Kledi non ci pensa due volte se si tratta di impegnarsi nel sociale. Se qualche anno fa ci diceva che “la carriera non è tutto nella vita”, oggi ribadisce con fermezza: “La vita prima di tutto. Di chiunque sia!”.

Keti Biçoku

Foto Claudio Bonoldi, StudioZoom

 

 

 

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