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Dossier statistico immigrazione 2019, “L’annus horribilis per i migranti”

Presentata ieri a Roma e in tutta Italia la nuova edizione della pubblicazione curata dal Centro Studi e Ricerche Idos col Centro Studi Confronti e il contributo dell’Otto per mille Valdese

Roma, 25 ottobre 2019 – Le nuove generazioni protagoniste, del nuovo Dossier Statistico Immigrazione 2019 realizzato dal Centro Studi e Ricerche Idos in partenariato con il Centro Studi Confronti, dossier presentato lunedì 24 ottobre, al Nuovo Teatro Orione a Roma. Attenzione sui giovani anche perché il tema della cittadinanza per le “seconde generazioni” di immigrati, la discussione sullo ius soli e lo ius culturae, è uno dei punti al centro del dossier.

L’incontro, moderato da Maria Paola Nanni di Idos e Stefania Sarallo di Confronti si è aperto con il video che riassume i contenuti del Dossier, realizzato da Vibes-Radio Beckwith.

Numeri che descrivono appunto un “annus horribilis” per l’immigrazione: 68.845 arrivi in Europa attraverso il Mediterraneo, dal 1° gennaio al 1° ottobre 2019, 1.314 morti e dispersi nella rotta centrale: una drastica riduzione degli arrivi via mare alla quale si aggiunge la sostanziale chiusura, come si legge nella scheda di sintesi del Dossier, dei canali regolari di ingresso. Intanto, i residenti stranieri in Europa sono 39,9 milioni, in Italia 5.255.503, l’8,7 per cento della popolazione residente (2018). 2.445.000 sono gli occupati stranieri in Italia, il 10,6 per cento del totale lavoratori e 602.180 le imprese condotte da stranieri in Italia, il 9,9 per cento delle aziende complessive. 

“Nell’anno trascorso – ha dichiarato Luca Di Sciullo, presidente Idos – c’è stato il tentativo di portare la nostra società a fasi storiche passate, abbiamo visto realizzarsi un’eclissi del senso dell’umano, dinanzi a quella che è stata chiamata la crisi dei migranti, che a essere onesti, dovremmo chiamare crisi dell’Europa”. Serve allora “riabilitare il principio della fratellanza umana, di là della retorica, perché abbiamo, immigrati e italiani, comuni bisogni e fragilità. Allo scontro tradizionale tra poveri e ricchi abbiamo sostituito una guerra tra poveri e impoveriti: non facciamo quest’errore, sarebbe il più grande favore a un potere inetto che vuole conservare il proprio status”.

Luciano Manicardi, priore della Comunità di Bose, ha focalizzato l’attenzione su “la parola, il volto dell’altro e la memoria” come “tre elementi per ricostruire un’umanità degna di questo nome”, di fronte a quella che Ernst Bloch negli anni Trenta, a proposito del consenso di massa al nazismo, chiamava “la metamorfosi in demoni di gente comune”. E contro questo odio “dobbiamo riconoscere in noi l’alterità, lo straniero ci aiuta a restituirci a noi stessi, è una rivelazione che dice qualcosa di “noi”.

Una metamorfosi che è basata spesso su luoghi comuni, quei “luoghi comuni spesso slegati dalla realtà dei fatti, contro i quali”, come ha dichiarato Elly Schlein, già parlamentare europea, “il Dossier è come una bibbia laica, una fonte essenziale per costruire politiche migliori, mentre spesso le politiche sono state frutto della propaganda”. Politiche come la legge Bossi-Fini, “una legge criminogena, che va cambiata” perché ha costruito “irregolarità e caos” e i decreti sicurezza, che “vanno cancellati”, e infine occorre riformare la legge per ottenere la cittadinanza italiana.

Takoua Ben Mohamed, graphic journalist, “tunisina di Roma”, usa il fumetto per raccontare le sue “battaglie quotidiane e l’immaginario sulle donne musulmane, costruito dall’informazione mainstream, che non mi rappresenta per niente”. L’autrice ha raccontato anche la storia della sua famiglia, una storia che ha disegnato anche nei suoi libri “La rivoluzione dei gelsomini” e “Sotto il velo” (editi da Becco Giallo), della sua vita in Italia, della costruzione dell’identità, da “musulmana che porta il velo” e che ha incontrato anche un'”umanità che viene prima dell’ideologia”.

“Fugare le percezioni sbagliate – ha concluso Alessandra Trotta, moderatora della Tavola valdese – è un obiettivo che il Dossier persegue e realizza. Percezione errata di cui anche noi, evangelici, siamo stati vittima: ci “accusano” di occuparci solo di migranti. Una percezione alla quale noi resistiamo fortemente: non dobbiamo mai mettere in competizione i diritti, perché devono essere tutti tutelati. E fra le pieghe di questo Dossier c’è un fenomeno che mi preoccupa molto, a fronte del taglio dei progetti di accoglienza ed integrazione, ovvero la mutata percezione da parte dei migranti della possibilità di vivere nel nostro Paese, una perdita di fiducia che comincia a realizzarsi. Ma c’è anche un’altra Italia, che crede nell’inclusione e nel pluralismo, che vorremmo diventasse più visibile, attraverso il dialogo paziente con chi la pensa diversamente”.

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